Teheran schiera le Forze Speciali della Marina contro la minaccia di invasione

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L’Iran ha annunciato lo schieramento delle sue forze speciali della Marina lungo la costa meridionale del Paese.

La mossa, confermata dai media ufficiali di Teheran, giunge come risposta diretta a quella che il regime definisce la minaccia di una “potenziale invasione terrestre” da parte degli Stati Uniti.

Il dispiegamento interessa i punti nevralgici dello Stretto di Hormuz e le zone costiere del Golfo Persico. Queste aree sono già pesantemente militarizzate a causa del conflitto esploso lo scorso febbraio.

Secondo le autorità iraniane, le unità d’élite della marina sono state posizionate per “garantire l’integrità territoriale”. Inoltre, devono scoraggiare qualsiasi tentativo di sbarco anfibio o incursione rapida da parte delle forze americane e dei loro alleati.

Questa mossa segue il recente stallo dei colloqui di Islamabad, mediati dal Pakistan. Tali colloqui avrebbero dovuto consolidare il cessate il fuoco temporaneo in vigore dall’8 aprile.

La decisione del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di ordinare un blocco navale per intercettare le navi che pagano “pedaggi illegali” a Teheran per il transito nello Stretto, ha inasprito ulteriormente gli animi.

Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che “non ci sarà alcun cambiamento nella situazione finché Washington non accetterà un accordo ragionevole”. Ha anche sottolineato che l’Iran è pronto a difendere i propri confini con ogni mezzo.

La risposta di Washington: La Casa Bianca continua a mantenere una postura di massima pressione. Nel frattempo, il Pentagono monitora i movimenti iraniani tramite i gruppi d’attacco delle portaerei presenti nella regione.

Il timore degli analisti è che lo schieramento di forze speciali possa preludere a nuove operazioni di sabotaggio o alla posa di mine navali lungo le rotte commerciali. Lo Stretto di Hormuz rimane il principale “collo di bottiglia” per il petrolio mondiale. Una nuova chiusura, anche parziale, provocherebbe un’impennata dei prezzi energetici, già instabili a causa dei combattimenti dei mesi scorsi.

Mentre la diplomazia internazionale cerca disperatamente uno spiraglio, le coste del sud dell’Iran si trasformano in una polveriera. Questo segna uno dei momenti più critici della crisi mediorientale del 2026.