Mercoledì 10 giugno 2026 — Economia / Finanza
Un blitz da 30,6 miliardi di euro nella notte tra domenica e lunedì. Intesa Sanpaolo OPAS MPS ha sferrato la sua mossa più ambiziosa degli ultimi anni, lanciando un’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (OPAS) volontaria totalitaria su Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS). L’operazione, annunciata l’8 giugno 2026 dopo un consiglio di amministrazione di emergenza convocato fino a tarda notte, ha rivoluzionato in poche ore gli equilibri del sistema bancario italiano, scalzando una proposta rivale già sul tavolo e aprendo uno scenario destinato a ridisegnare la mappa del credito nazionale.
Come funziona l’offerta: i numeri dell’OPAS
La struttura dell’operazione è quella di una cosiddetta offerta mista, titoli più contanti. Per ciascuna azione MPS portata in adesione, Intesa Sanpaolo offrirà 1,6 azioni ordinarie di nuova emissione più 1 euro in contanti. In pratica, ogni 10 azioni MPS consegnate, l’azionista riceverà 16 azioni Intesa e 10 euro cash.
Sulla base del prezzo Intesa Sanpaolo del 5 giugno 2026 — ultimo giorno di Borsa utile prima dell’annuncio — il corrispettivo vale circa 10,091 euro per azione MPS, incorporando un premio del 12,5% rispetto al prezzo di mercato di 8,970 euro. In caso di adesione totale, il valore massimo dell’operazione raggiungerebbe circa 30,6 miliardi di euro, di cui 27,6 miliardi in azioni e 3 miliardi in contanti.
L’OPAS è condizionata all’acquisizione di almeno il 66,67% del capitale sociale di MPS — soglia derogabile da Intesa a sua sola discrezione — e al via libera delle autorità di vigilanza. Il perfezionamento dell’operazione è atteso entro dicembre 2026. L’assemblea straordinaria degli azionisti Intesa per deliberare l’aumento di capitale necessario è già convocata per il 10 settembre 2026.
Perché MPS vale così tanto: la chiave si chiama Mediobanca (e Generali)
MPS non è più la banca dei salvataggi pubblici di ieri. Dopo anni di crisi, ristrutturazioni e ricapitalizzazioni statali, il Monte dei Paschi si è trasformato in un asset strategico di primo piano. Il motivo principale è che MPS controlla oggi l’86,3% di Mediobanca, istituto che a sua volta detiene una partecipazione rilevante in Assicurazioni Generali, la più grande compagnia assicurativa italiana. Chi conquista MPS, in sostanza, conquista un pezzo di Mediobanca e — indirettamente — un ingresso nel capitale di Generali.
L’AD di Intesa, Carlo Messina, ha scelto di giocare a carte scoperte sulle ambizioni: ha dichiarato senza ambiguità che l’obiettivo non è prendere il controllo di Generali, ma che la partecipazione esistente rimarrà come “semplice quota azionaria”. Il vero premio industriale dell’operazione, nella visione di Messina, è Mediobanca stessa, con le sue attività nel wealth management, nel corporate e investment banking e nell’advisory.
L’asse Intesa-Unipol e la soluzione anti-Antitrust
L’operazione ha una complessità che va ben oltre una semplice acquisizione. Per evitare possibili blocchi da parte dell’Antitrust — una fusione totale avrebbe creato una concentrazione bancaria senza precedenti — Intesa ha costruito un’architettura su due binari paralleli.
Da un lato, Intesa acquisisce MPS e si tiene Mediobanca. Dall’altro, cede alla compagnia assicurativa Unipol — primo azionista di BPER — il marchio storico Monte dei Paschi, circa 635 filiali e la gran parte delle attività retail del Monte. Il risultato è la nascita di una nuova entità denominata informalmente “Banca Monte Paschi”, frutto dell’integrazione tra Unipol, BPER e la rete commerciale senese, che si posizionerà come secondo operatore bancario italiano per numero di sportelli. Un’operazione a incastro che punta a soddisfare sia le esigenze industriali che quelle regolamentari.
Banco BPM battuta sul tempo: la proposta rivale
Quello che sembrava destinato a essere un negoziato ordinato si è trasformato in uno scontro diretto. Nella domenica del 7 giugno, Banco BPM aveva avanzato a MPS una proposta di fusione “alla pari”, puntando sulla complementarità geografica — Lombardia, Veneto e Toscana — con sinergie stimate superiore a 1,1 miliardi lordi annui e un incremento di valore complessivo di 5,5 miliardi.
Ma il CdA notturno di Intesa ha bruciato le tappe: la risposta della Ca’ de Sass è arrivata già lunedì mattina, più definita, più ricca per gli azionisti MPS e con una copertura regolatoria già preparata tramite l’accordo Unipol. Banco BPM si è trovata scalzata prima ancora di poter sedersi al tavolo. Secondo gli analisti, senza padrini politici e con un alleato come Crédit Agricole tradizionalmente avverso ai conflitti, la banca di Piazza Meda ha ben poche leve per ribaltare la partita.
L’impatto in Borsa: record storico per il FTSE MIB
La reazione dei mercati è stata immediata e potente. Nella giornata del 9 giugno, Piazza Affari ha sfiorato il record storico intraday a quota 51.200 punti, con un rialzo del 2% a metà seduta. I titoli coinvolti hanno mostrato movimenti da capogiro: MPS aveva chiuso la seduta precedente con un balzo del +12,9%, Mediobanca con +11,9%, BPER a +5,1%, Unipol a +4,5% e Generali con +2,8%. Intesa, dal canto suo, ha perso circa il 2%, riflesso del costo dell’operazione e della diluizione azionaria prevista.
Il FTSE MIB ha poi chiuso la seduta del 9 giugno poco sopra la parità a quota 50.262 punti, frenato dal ribasso dei tecnologici a Wall Street, legato ai dubbi sulle prospettive dell’intelligenza artificiale.
Il progetto industriale: un colosso europeo con utili a 16 miliardi nel 2029
L’operazione non è solo una partita di posizionamento. Intesa ha presentato numeri precisi: dalla fusione dovrebbe nascere un gruppo capace di realizzare utili consolidati superiori a 16 miliardi di euro nel 2029, con sinergie stimate a regime in circa 2,9 miliardi ante imposte l’anno. La prospettiva è quella di diventare il secondo gruppo bancario quotato nell’Eurozona per capitalizzazione, attorno ai 126 miliardi di euro, rafforzando significativamente il peso dell’Italia nel sistema finanziario europeo.
Il governo: neutrale ma favorevole all’uscita dal capitale
Il Ministero dell’Economia — ancora azionista di MPS con una quota residua — ha preso atto delle iniziative in corso senza schierarsi apertamente. La posizione ufficiale è di neutralità, con l’obiettivo dichiarato di completare l’uscita dello Stato dal capitale del Monte dei Paschi, chiudendo definitivamente un dossier che ha pesato sui bilanci pubblici per oltre un decennio. Il governo Meloni aveva a suo tempo orchestrato la mossa di MPS su Mediobanca — in accordo con il gruppo Caltagirone — per garantire l’italianità della catena MPS-Mediobanca-Generali. L’arrivo di Intesa viene letto come una continuazione coerente di quella strategia.
Le tappe del risiko bancario: una cronologia per capire
Per orientarsi in una vicenda di grande complessità, ecco la sequenza degli eventi chiave:
2023-2024 — MPS acquisisce Mediobanca. Operazione sostenuta dal governo per blindare l’italianità di Generali.
Domenica 7 giugno 2026 — Banco BPM avanza la proposta di fusione con MPS, a condizioni di parità.
Notte 7-8 giugno 2026 — CdA d’emergenza di Intesa Sanpaolo. Approvata l’OPAS su MPS da 30,6 miliardi. Parallelo accordo con Unipol per la cessione di filiali e marchio.
Lunedì 8 giugno 2026 — Annuncio ufficiale dell’OPAS. Il mercato reagisce con rialzi record su tutti i titoli coinvolti.
10 settembre 2026 — Assemblea straordinaria Intesa per l’aumento di capitale.
Entro dicembre 2026 — Atteso il perfezionamento dell’operazione, subordinato alle autorizzazioni BCE, Antitrust e Consob.
Cosa cambia per i risparmiatori e i correntisti MPS
Per i correntisti MPS non è previsto nessun cambiamento immediato. I conti, i depositi e i servizi continueranno a operare normalmente durante tutta la fase di offerta. Se l’OPAS andrà a buon fine, la rete di sportelli al dettaglio passerà sotto l’insegna della nuova entità Unipol-BPER, mentre MPS — nelle intenzioni di Intesa — cesserà di essere quotata in Borsa (delisting dal MTA).
Per gli azionisti MPS la decisione è più delicata: aderire all’offerta, vendere in Borsa dove il titolo quota attorno ai 10 euro, o restare. Ai prezzi di chiusura dell’8 giugno, il valore teorico dell’offerta risultava leggermente inferiore al prezzo di mercato del titolo MPS — circa 1,5% in meno ogni 10 azioni — rendendo la valutazione non automatica e dipendente dalle prospettive future di Intesa.
Cosa succede ora
La partita è appena iniziata. Nei prossimi mesi sarà decisivo il pronunciamento della BCE sul via libera regolamentare, le verifiche dell’Antitrust europeo sull’impatto concorrenziale e l’esito dell’assemblea Intesa del 10 settembre. Banco BPM potrebbe ancora rilanciare, sebbene l’impresa appaia oggi in salita. Il mercato osserverà anche i movimenti di Crédit Agricole, azionista rilevante di Banco BPM, e i possibili contromosse di Unicredit, finora rimasta alla finestra.
Il sistema bancario italiano non è mai stato così vicino a una trasformazione epocale. Quello che si definisce in questi mesi determinerà chi comanda il credito del Paese per i prossimi vent’anni.
Aggiornato al 10 giugno 2026 — L’operazione è soggetta alle autorizzazioni delle autorità competenti. Le informazioni sui titoli non costituiscono consulenza finanziaria. Prima di ogni decisione di investimento consultare un consulente finanziario abilitato.














