“Smettere di sentirsi in colpa qualunque cosa si scelga di fare”. Intervista alla scrittrice Elisa Benedetto

La maternità è in grado di rivoluzionare letteralmente la propria esistenza spesso ritrovandosi a ripartire da zero e in compagnia di tante “prime volte” che caratterizzano inevitabilmente le proprie giornate.

Ne sa qualcosa Beatrice, la protagonista di “Avevo un piano la vita no” di Elisa Benedetto, edito da Narrazioni Clandestine, Gruppo Santelli. Donna in carriera, Beatrice improvvisamente si ritrova a fare i conti con un ambiente di lavoro ostile nei suoi confronti e soprattutto nei riguardi della sua decisione di diventare mamma come se ciò significhi perdere delle competenze e capacità.

L’esperienza di questa protagonista multitasking, resiliente e piena di autoironia diventerà una sorta di eroina per le lettrici che inevitabilmente si identificheranno in lei nell’affrontare la propria quotidianità di donne e mamme allo stesso tempo.

Una commedia piacevole, quella scritta ad arte dalla Benedetto, ricca di senso di humour che ci fa riflettere tanto sulla resilienza di cui siamo dotate noi donne quando ci ritroviamo a scoprire che la realtà non è come credevamo ma nonostante ciò siamo pronte a rimboccarci le maniche e a riscoprirci più forti e tenaci di prima.

Un tema centrale nel libro è la necessità di smettere di sentirsi in colpa per le scelte personali e professionali che facciamo come donne, un aspetto cruciale per la nostra crescita e realizzazione. Questo ci spinge a riflettere su come possiamo affrontare il nostro percorso senza sentirci inadeguate e abbracciando la libertà di vivere le nostre scelte con determinazione, per questo è fondamentale smettere di sentirsi in colpa.

In questa accurata intervista all’autrice scopriamo molto di più di questo romanzo degno di nota e che infonde tanto ottimismo e coraggio per non perderci mai d’animo.

Elisa, come è nata l’idea di scrivere Avevo un piano, la vita no?

In realtà non è nata in modo “programmato”. Questa storia mi girava in testa da anni: ogni tanto riappariva, poi spariva di nuovo, come certe persone che non riescono proprio a lasciare casa tua… o la tua testa!

A un certo punto, durante un lunghissimo viaggio in macchina, ho iniziato a scrivere appunti sul telefono quasi senza pensarci… e nel giro di poche ore avevo già la trama completa, i capitoli e Beatrice perfettamente viva nella mia testa.

Credo che questo libro abbia semplicemente aspettato il momento giusto per uscire.

Quanto di Elisa Benedetto possiamo rintracciare in Beatrice, la protagonista del tuo romanzo?

Moltissima, anche se Beatrice è una versione decisamente più estrema, ironica e disastrosa di me.

Tutto quello che vive lei nasce da qualcosa di reale: emozioni, paure, situazioni, cadute, ripartenze… poi ovviamente il romanzo amplifica tutto, perché la narrativa ha bisogno di spingere la realtà un po’ più in là.

Diciamo che chi mi conosce bene spesso ride e mi dice: “Questa sei tu al cento per cento”.

Chi invece mi conosce poco di solito mi guarda leggermente preoccupato e chiede: “Aspetta… ma sei davvero così?”

E la risposta è: in parte sì. Anche se, fortunatamente, nella vita vera faccio un po’ meno danni di Beatrice… almeno credo!

Conciliare la vita professionale e quella di madre è davvero un’utopia secondo te?

No, non credo sia un’utopia. Credo però che spesso venga raccontata in modo poco realistico.

Oggi ci viene fatto passare il messaggio che una donna possa riuscire a fare tutto perfettamente: carriera, maternità, casa, famiglia… sempre sorridendo, impeccabile e possibilmente senza occhiaie!
Il problema è che nella vita vera non funziona così.

Ci sono periodi in cui il lavoro prende più spazio, altri in cui è la famiglia ad averne bisogno, e cercare continuamente un equilibrio perfetto è estenuante.

Secondo me la vera difficoltà non è conciliare due mondi, ma smettere di sentirsi in colpa qualunque cosa si scelga di fare.

E forse dovremmo iniziare ad accettare una cosa molto semplice: una donna non deve essere perfetta per essere una buona professionista o una buona madre. Anche perché, diciamoci la verità… la perfezione sarebbe anche terribilmente noiosa!

Dal personaggio di Beatrice emerge una dote molto preziosa per noi donne, la resilienza, tu come la definiresti e la spiegheresti ai nostri lettori?

La resilienza, per me, non è essere sempre forti o avere sempre tutto sotto controllo. Anzi, credo sia esattamente il contrario.

È cadere, attraversare momenti in cui ti senti persa, arrabbiata, fragile… e trovare comunque il modo di andare avanti, magari anche un passo alla volta e brontolando parecchio nel frattempo!

In Beatrice mi piaceva raccontare proprio questo: una donna che non reagisce in modo perfetto o eroico, ma molto umano. Sbaglia, esagera, si lamenta, a volte fa perfino auto-sabotaggio… però non smette mai davvero di cercare una strada per rialzarsi.

E secondo me molte donne si riconoscono in questo, perché la vera resilienza non è diventare invincibili. È riuscire a ricominciare anche quando la vita ti ha completamente cambiato i piani… e magari trovare pure il modo di riderci sopra, ogni tanto.

Un messaggio che vorresti trasmettere a tutte le donne che come Beatrice si ritrovano a rivoluzionare improvvisamente la propria esistenza.

Direi di non avere paura se a un certo punto la vita cambia direzione senza chiedere il permesso.

Lo so che mentre succede sembra la fine di tutto, perché quando perdi certezze, abitudini o persone che pensavi sarebbero rimaste per sempre, ti senti completamente fuori asse.

Però a volte le fasi più difficili sono anche quelle che ci costringono a conoscerci davvero.

E soprattutto direi di non sentirsi sbagliate se non si reagisce in modo perfetto. Nessuno affronta una rivoluzione col rossetto impeccabile e la colonna sonora motivazionale in sottofondo!

Si cade, si piange, si sbaglia, ci si lamenta… ma poi, quasi senza accorgersene, si ricomincia.

E spesso si scopre di essere molto più forti e molto più libere di quanto si pensasse all’inizio. Anche se magari, quella rivoluzione, avremmo preferito sinceramente evitarla!

La maternità ridefinisce inevitabilmente l’esistenza di una donna, cosa non dovrebbe mai fare una donna quando diventa mamma?

Secondo me una donna, quando diventa mamma, non deve mai smettere completamente di vedere sé stessa come donna e come individuo, oltre che come madre.

La maternità cambia tutto, inevitabilmente. Cambia il corpo, cambiano le priorità, il tempo, le energie, perfino il modo in cui guardi il mondo. Anche se, a dirla tutta, secondo me non è giusto!

Credo sia fondamentale non annullarsi. Continuare ad avere passioni, desideri, sogni, spazi propri… non ti rende una madre peggiore. Ti rende una persona completa.

Perché spesso le donne si sentono in colpa appena provano a ritagliarsi qualcosa per sé, quasi come se dovessero scegliere tra essere una buona madre ed essere ancora sé stesse.

Io invece penso che una mamma felice, viva, curiosa, ancora capace di emozionarsi e reinventarsi, lasci ai figli un esempio molto più bello della perfezione. E probabilmente anche molto più vero.

Perché i lettori di Italiani News dovrebbe leggere Avevo un piano, la vita no?

Perché credo che, in modi diversi, in Beatrice ci siamo passati un po’ tutti.

Tutti abbiamo avuto almeno un momento in cui pensavamo di avere finalmente tutto sotto controllo… e la vita ha deciso di ribaltare le carte senza nemmeno avvisare.

Avevo un piano, la vita no parla di lavoro, maternità, amicizie, cadute e ripartenze, ma soprattutto di persone vere: imperfette, ironiche, un po’ incasinate, che cercano disperatamente di tenere insieme i pezzi senza perdere sé stesse.

E credo che oggi abbiamo bisogno anche di questo: storie capaci di affrontare temi importanti senza diventare pesanti, ricordandoci che a volte si sopravvive alle cose difficili con una risata, un cocktail… e qualche disastro memorabile lungo la strada.

A proposito di piani… cosa vuole fare Elisa Benedetto da grande?

Purtroppo, credo di essere già grande!
Però penso anche che non si finisca mai davvero di imparare, crescere, migliorarsi e cambiare. E sinceramente spero di non perdere mai questa voglia di rimettermi in gioco.

Se parliamo di nuovi libri… ho già in testa il seguito di Avevo un piano, la vita no, e chi ha letto l’ultima pagina probabilmente ha già intuito in che direzione potrebbe andare la storia.

Diciamo che Beatrice ha ancora parecchie cose da combinare… e forse anch’io.

Leggi la mia recensione di Avevo un piano, la vita no