Mercoledì 10 giugno 2026 — Politica / Giustizia
Mentre l’Italia si sveglia con il Mondiale di calcio alle porte, la notizia più esplosiva della mattina arriva dagli uffici giudiziari della Capitale: la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio legata al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Nel mirino dei magistrati sono finiti tre nomi eccellenti, con le forze dell’ordine — i Carabinieri del ROS — già al lavoro per eseguire perquisizioni tra Roma, la provincia di Reggio Calabria e quella di Frosinone. La questione della Ponte Stretto corruzione indagati è diventata centrale nel dibattito politico.
Chi sono i tre indagati
I nomi iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Roma sono tre.
Il primo è Tommaso Miele, 70 anni, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti ed ex numero uno della sezione giurisdizionale del Lazio, in pensione dallo scorso febbraio. Figura di spicco della magistratura contabile, Miele avrebbe — secondo l’ipotesi accusatoria — favorito dall’interno la società Stretto di Messina Spa, rivelando ai complici informazioni riservate sull’orientamento dei colleghi magistrati durante la delicata fase di esame del progetto definitivo dell’opera.
Il secondo è Giacomo Francesco Saccomanno, 71 anni, avvocato, già commissario regionale della Lega in Calabria dal 2021 al 2024, consigliere di amministrazione della Stretto di Messina Spa fino a poche settimane fa e, in passato, consulente esperto direttamente al fianco di Matteo Salvini al Ministero delle Infrastrutture.
Il terzo è Vincenzo Virgiglio, 65 anni, imprenditore edile di Reggio Calabria residente a Roma, indicato dagli inquirenti come responsabile delle relazioni esterne dell’associazione Accademia Calabria — della quale Saccomanno era presidente.
Cosa contesta la Procura di Roma
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Saccomanno e Virgiglio avrebbero avvicinato il giudice contabile Miele promettendogli sostegno per futuri incarichi apicali in enti pubblici dopo il pensionamento. In cambio, il magistrato avrebbe dovuto favorire l’iter di approvazione del progetto definitivo del Ponte, trasmettendo informazioni riservate e facilitando un parere positivo della sezione di Controllo della Corte dei Conti sulla delibera CIPESS n. 41/25.
I reati contestati, tutti in concorso, sono:
- Corruzione per l’esercizio della funzione
- Corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio
- Corruzione attiva da parte di pubblico ufficiale
- Rivelazione e uso di segreti d’ufficio
Le intercettazioni: “Ho sparato alto, c’ho l’imbarazzo della scelta”
A rendere il caso ancora più scottante sono le intercettazioni telefoniche citate nel decreto di perquisizione. In una conversazione con Virgiglio, Miele — ignaro di essere ascoltato — parlava così del proprio futuro dopo la pensione: “Quando andrò in pensione, dovrei fare il Presidente di non so che ancora… però mi hanno chiesto la disponibilità… io ho sparato alto… c’ho l’imbarazzo della scelta e ti dico la verità… se gli arriva un bell’endorsement… certo che va bene.”
In un’altra intercettazione, il magistrato criticava apertamente i colleghi che avevano bloccato il progetto, definendoli “deficienti”, e precisando di non poter esprimere vicinanza pubblica al governo per non compromettersi: “I miei amici del governo, a cominciare da Salvini, si sarebbero aspettati una presa di distanza.”
Virgiglio, a sua volta, avrebbe aggiornato Saccomanno sullo svolgimento delle camere di consiglio: “Miele mi diceva: ieri hanno avuto una spaccatura interna pazzesca… e lui se n’è andato per non votare.”
L’Accademia Calabria, il filo che lega i tre
Elemento centrale nell’inchiesta è l’associazione Accademia Calabria, presieduta da Saccomanno e di cui Virgiglio era responsabile delle relazioni esterne. Secondo gli inquirenti, l’associazione avrebbe costituito il luogo di incontro e di mediazione tra le tre figure, fungendo da cinghia di trasmissione tra interessi politici, imprenditoriali e istituzionali attorno al cantiere più discusso d’Italia.
Il contesto: la Corte dei Conti aveva già bloccato il progetto
L’inchiesta si inserisce in un quadro già teso. La sezione di Controllo della Corte dei Conti aveva in precedenza bocciato il progetto definitivo del Ponte, sollevando rilievi tecnici e procedurali. Il governo aveva risposto con il decreto Commissari dell’11 marzo 2026, cercando di aggirare gli ostacoli. L’amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci, aveva dichiarato di puntare a completare l’iter approvativo entro l’estate 2026, per avviare la fase realizzativa nell’ultimo trimestre dell’anno. Solo pochi giorni fa, tuttavia, era emerso che la società è costretta a restituire 12 milioni di euro già incassati dall’Europa, ottenuti sulla base di comunicazioni errate sui tempi di realizzazione.
Le reazioni della politica
L’inchiesta ha scatenato un terremoto politico.
Dall’opposizione le richieste sono immediate e compatte: il Partito Democratico chiede che il governo vada subito in Parlamento a riferire. Il Movimento 5 Stelle, con il presidente Giuseppe Conte, invoca lo stop definitivo all’opera e il recupero dei fondi per welfare e servizi: “L’inchiesta conferma che non solo il progetto era fallato, ma adesso si scopre anche l’ombra della corruzione.” Alleanza Verdi e Sinistra parla di un’opera “inutile, costosa e infiltrata da interessi non leciti”.
Dal centrodestra, invece, la reazione è difensiva. Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (FdI) afferma di rifiutarsi di credere che la magistratura voglia ostacolare le grandi opere. Lo stesso indagato Saccomanno attacca: “È una ricostruzione politica, vogliono colpire Salvini, il Ponte e anche il povero dottor Miele.”
La società Stretto di Messina Spa si è dichiarata “totalmente estranea ai fatti”, confermando la massima disponibilità a collaborare con la magistratura.
La guerra interna al centrodestra
In parallelo all’inchiesta penale, emerge uno scontro tutto interno alla maggioranza: Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia si contendono il controllo della governance della società Stretto di Messina, con il siluramento del leghista Saccomanno a favore di Marco Stasi, considerato vicino a FdI. Secondo le opposizioni, questo conflitto rivela che per la maggioranza il Ponte è soprattutto “un poltronificio da spartire”.
Cosa succede ora
Le indagini sono ancora in corso e le accuse dovranno essere verificate dall’autorità giudiziaria. Le perquisizioni eseguite dai Carabinieri del ROS tra Roma, Reggio Calabria e Frosinone rappresentano il primo atto visibile di un’inchiesta che promette ulteriori sviluppi. Sul piano politico, il Consiglio dei Ministri è convocato proprio oggi a Palazzo Chigi, e la pressione delle opposizioni per un’audizione parlamentare è destinata ad aumentare nelle prossime ore.
Il Ponte sullo Stretto, opera da decenni nell’agenda politica italiana e rilanciataa con forza dal governo Meloni nel 2023 come bandiera del centrodestra, si trova ora al centro di quella che potrebbe essere la sua crisi più grave.
Aggiornato al 10 giugno 2026 — Le accuse sono al vaglio dell’autorità giudiziaria e dovranno essere verificate nel corso delle indagini. Gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.














