Anno III • Numero 245
9772039198001

QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE LIBERA E INDIPENDENTE

Iran, ipotesi di attacchi contro basi Usa in Europa. La Nato: «Pronti a ogni minaccia»

Operatore militare controlla una mappa delle possibili minacce iraniane verso basi statunitensi in Europa.

Secondo il Financial Times, Teheran avrebbe preso in esame obiettivi militari statunitensi nell’Europa sudorientale in caso di una nuova escalation americana. Tra le aree considerate figurerebbero Bulgaria e Cipro. L’Alleanza atlantica ribadisce la solidità della propria capacità di deterrenza e difesa.

La tensione tra Iran e Stati Uniti rischia di estendersi oltre il Medio Oriente e di coinvolgere direttamente il territorio europeo. Secondo quanto riferito dal Financial Times, le forze iraniane avrebbero valutato la possibilità di colpire infrastrutture e asset militari americani presenti nell’Europa sudorientale qualora il presidente Donald Trump decidesse di intensificare le operazioni contro Teheran.

Le informazioni provengono da due fonti indicate come vicine al regime iraniano e, al momento, non risultano confermate ufficialmente dalle autorità di Teheran. L’indiscrezione segnala tuttavia un possibile allargamento degli scenari presi in considerazione dall’Iran in caso di nuovi attacchi statunitensi contro le sue infrastrutture strategiche.

Bulgaria e Cipro tra gli scenari esaminati

Tra i possibili obiettivi figurerebbero installazioni utilizzate dalle forze americane in Bulgaria. Il riferimento principale è alla base aerea di Bezmer, nel sud-est del Paese, il cui impiego da parte di velivoli statunitensi per il rifornimento in volo è stato recentemente autorizzato dal Parlamento bulgaro.

Alla fine di luglio sono arrivati a Bezmer i primi aerei militari americani destinati a sostenere le operazioni in Medio Oriente. La struttura è utilizzata congiuntamente da Bulgaria e Stati Uniti sulla base di un accordo bilaterale sottoscritto nel 2006. Associated Press

Un’altra area considerata sensibile sarebbe Cipro, dove sono presenti installazioni militari britanniche e dove, nei mesi scorsi, si sono già registrati attacchi con droni. La posizione dell’isola, nel Mediterraneo orientale, la rende strategica per le operazioni nella regione ma anche potenzialmente esposta in caso di un ampliamento del conflitto.

La valutazione di possibili obiettivi non significa necessariamente che Teheran abbia già deciso di procedere con un attacco. Indica però che la pianificazione militare iraniana starebbe prendendo in considerazione una risposta capace di superare i confini mediorientali.

La minaccia ai collegamenti digitali

Secondo le indiscrezioni, l’Iran avrebbe studiato anche la vulnerabilità dei cavi sottomarini in fibra ottica che attraversano lo Stretto di Hormuz.

Queste infrastrutture trasportano comunicazioni e dati essenziali per banche, imprese, servizi digitali e operatori energetici. Una loro interruzione non avrebbe soltanto conseguenze regionali, ma potrebbe provocare rallentamenti e disservizi lungo le connessioni tra Asia, Medio Oriente ed Europa.

Nei mesi scorsi Teheran aveva già ipotizzato l’introduzione di autorizzazioni e tariffe per l’utilizzo dei cavi che attraversano le acque dello Stretto. L’eventuale passaggio dalla pressione politica al danneggiamento fisico delle infrastrutture rappresenterebbe però un salto di livello, con conseguenze difficilmente prevedibili per l’economia digitale internazionale.

La risposta della Nato

La Nato ha ribadito di essere pronta a fronteggiare qualsiasi minaccia contro i propri membri e di voler adottare tutte le misure necessarie per difendere il territorio degli alleati.

L’Alleanza ha già intercettato missili balistici iraniani diretti verso la Turchia. Nella conferenza stampa del 26 marzo, il segretario generale Mark Rutte ha fatto riferimento a tre distinte occasioni, sottolineando che la Nato continuerà a proteggere ogni parte del territorio alleato. Nato

A luglio, la vicesegretaria generale Radmila Šekerinska ha ricordato che la difesa integrata aerea e missilistica costituisce la prima linea di protezione dell’Alleanza. Ha inoltre evidenziato la necessità di aumentare il numero di intercettori e sensori e di rafforzare i sistemi di comando e controllo. Nato

Tricarico: «Tecnicamente non è impossibile»

Il generale Leonardo Tricarico, già capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica militare e presidente della Fondazione Icsa, ritiene tecnicamente possibile che i sistemi balistici iraniani possano raggiungere l’Europa.

Il principale interrogativo, secondo Tricarico, riguarda la precisione dei vettori e quindi la loro effettiva capacità di colpire installazioni militari circoscritte. Il generale interpreta le indiscrezioni come un segnale della crescente sicurezza del regime iraniano e della percezione, da parte di Teheran, di una debolezza nella strategia americana.

Tricarico richiama inoltre l’attenzione sulla posizione dell’Europa, che rischia di subire le conseguenze di decisioni prese da altri attori senza riuscire a incidere realmente sulla direzione del conflitto. A suo giudizio, una strategia europea più efficace dovrebbe concentrarsi anche sulla tutela della libertà e della sicurezza della navigazione nelle acque internazionali.

Il rischio di un conflitto più ampio

L’eventuale attacco contro un’installazione situata nel territorio di un Paese Nato aprirebbe uno scenario estremamente delicato. Le conseguenze dipenderebbero dalla natura dell’obiettivo, dalla presenza di personale americano e alleato, dall’entità dei danni e dalle valutazioni politiche dei 32 membri dell’Alleanza.

Per il momento si parla di ipotesi operative attribuite a fonti vicine a Teheran, non di una decisione ufficiale. Il messaggio politico appare comunque chiaro: l’Iran vuole mostrare di poter reagire a una nuova offensiva americana anche al di fuori del Medio Oriente.

La distanza geografica non rappresenta più una garanzia assoluta di sicurezza. Basi militari, rotte marittime, sistemi energetici e infrastrutture digitali fanno parte dello stesso quadro strategico. Ed è proprio questa interconnessione a rendere il rischio di escalation particolarmente difficile da contenere.