Il presidente statunitense rivendica il controllo dello Stretto di Hormuz e torna a evocare una sollevazione popolare. Le sue parole arrivano dopo nuovi attacchi americani contro obiettivi militari iraniani.
di Nela Bruno
Donald Trump allontana, almeno pubblicamente, la prospettiva di un nuovo negoziato con l’Iran. In un messaggio pubblicato su Truth Social, il presidente degli Stati Uniti ha smentito di voler costringere Teheran a tornare al tavolo delle trattative e ha liquidato come irrilevante l’eventuale firma di un’intesa.
«Non sto cercando di costringere l’Iran al tavolo delle trattative, come riportato da ABC Fake News», ha scritto Trump. Il presidente ha poi affermato di preferire l’attuale posizione americana, caratterizzata — secondo la sua ricostruzione — da un controllo «quasi totale» dello Stretto di Hormuz e da un’economia iraniana ormai vicina al collasso.
Trump ha concluso il messaggio tornando a rivolgersi direttamente alla popolazione della Repubblica islamica: «Quando il popolo iraniano si solleverà e combatterà?». Non è la prima volta che il presidente americano evoca apertamente un cambiamento politico interno all’Iran, una posizione che rende ancora più difficile distinguere tra gli obiettivi militari dichiarati da Washington e la volontà di favorire una crisi del sistema di potere iraniano.
Le dichiarazioni arrivano dopo una nuova serie di attacchi statunitensi contro obiettivi militari in Iran. Il Comando centrale americano ha riferito di aver colpito sistemi di difesa aerea, radar e mezzi marittimi. Washington sostiene che l’operazione sia stata una risposta ai tentativi iraniani di attaccare navi commerciali e forze americane presenti nella regione. Associated Press
Al centro dello scontro resta lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso il quale, prima del conflitto, transitava circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio. Trump rivendica il controllo americano della rotta, ma il quadro sul terreno è più complesso: Teheran continua a minacciare le imbarcazioni prive della sua autorizzazione e il traffico commerciale rimane molto inferiore ai livelli ordinari. Reuters
Anche l’affermazione secondo cui l’economia iraniana sarebbe in «totale collasso» deve essere letta come una valutazione politica del presidente. La situazione economica del Paese è comunque gravissima: le sanzioni, il blocco navale e sei mesi di guerra hanno ridotto il commercio estero e alimentato una forte inflazione. Secondo dati riportati da Reuters, il tasso annuo avrebbe raggiunto il 66 per cento.
La linea di Trump segna un nuovo irrigidimento dopo mesi di annunci alternati tra minacce militari e aperture a un accordo. Un memorandum raggiunto a giugno avrebbe dovuto creare le condizioni per la fine delle ostilità e la riapertura dello Stretto, ma l’intesa si è progressivamente arenata. Washington e Teheran restano divise sulle sanzioni, sulle compensazioni economiche e sulle condizioni per garantire la navigazione.
Il messaggio del presidente americano non chiude definitivamente la porta alla diplomazia, ma alza nuovamente il livello dello scontro. E affida alla pressione militare, economica e interna sull’Iran il compito di produrre un esito che, per il momento, il negoziato non è riuscito a raggiungere.