Il colosso dello streaming prova a raccontare il lutto e la famiglia moderna attraverso una storia di impatto ma convenzionale. Storia della mia famiglia, su Netflix dal 19 febbraio, convince solo per il cast di livello
Non è facile trovare una serie italiana di Netflix che sia degna. Il comportato produttivo del nostro Paese, tranne rare eccezioni, ancora non è riuscito a produrre uno show capace di contraddistinguere l’Italia nel mondo per stile e contenuti. Ci sono riusciti i competitor di Sky e di Rai, ma, al momento, Netflix non ha ancora brillato su questo punto di vista. Il colosso dello streaming ha provato a farlo con Storia della mia famiglia, serie composta da sei episodi, disponibile in streaming dal 19 febbraio. Di fatto, è un racconto intimistico e corale che parla di una famiglia – per l’appunto – alle prese con il lutto e la genitorialità. Al netto di tutte le aspettative, la serie tv funziona perché regala ore liete e disimpegnate ma se si guarda Storia della mia famiglia da un punto di vista più critico, è innegabile che traspaiono i tutti i suoi difetti. Resta una produzione di alto profilo, curata nella scelta del cast e delle interpretazioni ma non resta niente altro. Elogiato comunque perché tocca argomenti comuni con garbo, la serie tv non è che una pallida imitazione di This Is Us – serie americana di successo -. E ora vi spieghiamo il perché.
Storia della mia famiglia: come ti “normalizzo” il lutto
Ambientata tra Roma e Napoli e con salti temporali tra il presente e gli inizi degli anni 2000, la serie tv affronta a muso duro i menage di una famiglia del ceto medio, scossa da un lutto improvviso e costretta a scendere a patti con i loro stessi problemi per rimettere insieme i pezzi della loro quotidianità. Fausto vive a Roma con i figli Libero ed Ercole, nati dalla relazione avuta con Sarah, una donna americana con dei disturbi mentali. L’uomo, gravemente ammalato, vive gli ultimi giorni della sua vita cercando di trovare una sistemazione per i due figli, non volendo che siano affidati all’ex compagna. Lucia, madre di Fausto che gestisce un salone di parrucchiere a Napoli, decide di far ritorno a Roma visto l’aggravarsi della malattia del figlio. Fausto inizia a intrecciare una rete di supporto emotivo ed economico per i figli, coinvolgendo sia la madre e il fratello Valerio, che gli amici Demetrio e Maria, cercando di trascorrere più tempo possibile con i figli. Il giovane però, muore e alla fine la madre con il fratello più piccolo e i due amici cercano di mantenere il ricordo di Fausto, diventando neo-genitori di Ercole e Libero. Ma i problemi non mancheranno.

Un cast d’eccezione per una fiction che non convince fino in fondo
Di sicuro, la serie di Netflix ha attirato l’attenzione su di sé perché ha un cast di grande richiamo: da Eduardo Scarpetta nel ruolo di Fausto – che abbiamo visto anche nell’Amica Geniale -, da Vanessa Scalea – ora in tv nel ruolo di Imma Tataranni su Rai 1 -, da Massimiliano Caiazzo – il divo di Mare Fuori – e fino a Cristina dell’Anna – volto celebre di Gomorra -. Nonostante ciò, Storia della mia famiglia non è una serie che brilla per originalità e scaltrezza. Con un canovaccio molto semplice e con una narrazione che punta a sedurre il pubblico con lacrime facile ed emozioni a buon mercato, la fiction cerca di raccontare il lutto e tutte le sue sfaccettature con i toni di una commedia leggera. A primo impatto, il concept iniziale funziona poi a lungo andare il racconto si fa convenzionale, farraginoso e fin troppo didascalico. Di base, la serie tv convince perché è dinamica e perché può piacere a tutti ma vista più in profondità è un progetto che è fine a se stesso.
Buone le intenzioni ma pessima la release finale
Al netto di una funzionalità più o meno convincente, Storia della mia famiglia ha il pregio di riflettere sui legami e gli affetti dell’epoca moderna, aprendo una parentesi sulle famiglie allargate, sulla fede, sul lutto e su tutte le sue fasi. Le intenzioni sono straordinarie ma, alla fine, ci si trova di fronte a un prodotto molto usuale. Prende forza dalla grande trama di This Is Us ma non conversa tutto il suo appeal.





