Israele ha duramente contestato le conclusioni di un recente rapporto dell’Ipc, il sistema globale di monitoraggio della fame sostenuto dalle Nazioni Unite. Questo rapporto ha lanciato l’allarme sulla carestia nella Striscia di Gaza. Il primo ministro Netanyahu ha commentato criticamente il rapporto. Egli ha sottolineato le discrepanze riscontrate. Netanyahu ha insistito sulla necessità di rivedere i dati.
L’organismo militare israeliano responsabile della gestione degli aiuti, il Cogat (Coordinamento delle Attività Governative nei Territori), ha definito il documento “falso”. Secondo loro, è basato su “dati parziali e di parte” forniti da Hamas.
Secondo Israele, la valutazione dell’Ipc non terrebbe conto degli “ampi sforzi umanitari” intrapresi dal governo israeliano a Gaza. Questi sforzi includono le informazioni dettagliate che Israele ha fornito. Il Cogat e Netanyahu sostengono che il rapporto mina la credibilità dell’Ipc. Inoltre, definisce le sue conclusioni come “fatti distorti”.
Questo scontro diplomatico arriva in un momento di crescente tensione internazionale riguardo alla situazione umanitaria a Gaza. Parallelamente, anche altre agenzie delle Nazioni Unite, come la FAO, l’OMS e l’UNICEF, hanno confermato la situazione di carestia. Netanyahu ha sottolineato che è importante un immediato cessate il fuoco per evitare un’ulteriore catastrofe umanitaria, specialmente tra i bambini.
Israele continua a sostenere che la sua azione a Gaza è necessaria per contrastare le attività di Hamas, classificato come un’organizzazione terroristica. Gli aiuti umanitari non solo vengono permessi ma sono attivamente facilitati da Netanyahu stesso, nonostante le difficoltà logistiche e di sicurezza.







