Si è tenuta questa sera, mercoledì 3 dicembre, presso l’Auditorium S. Alfonso Maria de’ Liguori di Pagani (Salerno), la presentazione del libro di Angelo Scelzo, su Bartolo Longo.
La santità che si fa storia (Edizioni del Santuario di Pompei D’Amato editore) è un’opera che, con la prefazione del Cardinale Pietro Parolin, esplora la figura straordinaria del Beato (oggi San) Bartolo Longo. È il fondatore del Santuario di Pompei.
L’evento, promosso dal Comune di Pagani, ha visto la partecipazione di figure di rilievo. Queste figure hanno approfondito il messaggio di Bartolo Longo e la sua attualità.
Dopo i saluti istituzionali del Sindaco di Pagani, Raffaele De Prisco, e dell’Assessore alla cultura, Valentina Oliva, ci fu l’introduzione di mons. Giuseppe Giudice. Infatti, gli interventi dei relatori hanno messo in luce come la vita di Longo sia un esempio tangibile. La santità può non solo incidere, ma plasmare la storia.
Mons. Tommaso Caputo, Arcivescovo-Prelato di Pompei, e il giornalista Giuseppe Pecorelli hanno certamente contribuito. Hanno tracciato un ritratto di Bartolo Longo come “genio nella santità del sociale”, come è stato definito in altri contesti. Egli trasformò un’arida valle in un centro mondiale di culto mariano e carità.
Il prof Alfonso Tortora, dell’Università degli Studi di Salerno, ha offerto una prospettiva accademica. Ha sottolineato come l’azione di Longo si sia inserita in un contesto storico preciso. Ciò divenne un faro di progresso spirituale e sociale, come evidenziato dall’Autore stesso, Angelo Scelzo.
La moderazione è stata affidata alla giornalista Martina Nacchia, garantendo un dialogo fluido e approfondito. Ella era in presenza dell’Autore.
Il cuore della discussione ha toccato il tema della santità nella storia. In particolare, la chiamata ai laici nell’esempio di Bartolo Longo fu centrale. La sua storia fu segnata da una radicale conversione da posizioni spiritistiche alla fede cattolica. Essa rappresenta un potente messaggio per l’uomo contemporaneo.
L’incontro con la fede e la successiva ispirazione “Se propaghi il Rosario, sarai salvo”, hanno segnato il suo destino. Infatti, ciò lo spinse a dedicarsi interamente alla diffusione del culto mariano e alle opere di misericordia.
Bartolo Longo era avvocato, sposo e terziario domenicano, e incarna l’ideale del laico. Egli viveva la santità nell’ordinario, trasformando la sua vocazione in un’azione concreta nel mondo.
Con la moglie, Marianna Farnararo De Fusco, fondò il Santuario. Si dedicò con particolare attenzione ai minori abbandonati, agli orfani e ai figli dei carcerati. Inoltre, costruì una vera e propria “città” intorno alla Chiesa del Rosario.
Il Rosario, per Longo, non era solo una preghiera. Era il più popolare dei catechismi e uno strumento di apostolato e salvezza. Così dimostrava come semplici strumenti spirituali possano generare opere sociali di inestimabile valore.
La figura di Bartolo Longo, recentemente elevato agli onori degli altari, è stata presentata non come un eroe irraggiungibile. Al contrario, è un laico esemplare che ha saputo rivolgere lo sguardo al Cielo e, soprattutto, ai suoi fratelli. In loro vedeva il volto di Cristo. Così la sua fede divenne una storia di carità e redenzione che continua a ispirare milioni di pellegrini.
