Sicurezza e Sovranità: Il Caso ICE alle Olimpiadi 2026

Facciamo chiarezza, ordinamento alla mano.

L’ipotesi di vedere agenti dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) o di altre agenzie federali americane sul suolo italiano per proteggere figure politiche come il Vicepresidente J.D. Vance o il Segretario di Stato Marco Rubio solleva interrogativi profondi. Per capire se sia “giusto” o “possibile”, dobbiamo distinguere tra prassi internazionale e diritto interno.

È importante precisare la natura delle agenzie coinvolte. Sebbene l’ICE operi spesso in assetto tattico, negli Stati Uniti è un’agenzia civile di polizia federale. Tuttavia, la protezione delle alte cariche dello Stato (come Vance e Rubio) spetta tipicamente al Secret Service o al Diplomatic Security Service (DSS).

L’idea che agiscano come una “milizia” autonoma in Italia è, normativamente parlando, impossibile: ogni agente straniero armato deve ricevere un’autorizzazione “specifica” dal Ministero dell’Interno e agire sotto il coordinamento delle autorità italiane.

Il richiamo a Bettino Craxi è storicamente azzeccato. Durante la crisi di Sigonella (1985), l’allora Presidente del Consiglio riaffermò la sovranità italiana opponendosi alle forze speciali USA che volevano prelevare i dirottatori dell’Achille Lauro.

L’Italia non è un territorio “aperto” alle operazioni militari straniere sul territorio nazionale.

Consentire a scorte armate straniere di muoversi con troppa libertà potrebbe essere visto come un passo indietro rispetto a quella fermezza del 1985.

Nessuno stato straniero può esercitare poteri di polizia sul territorio italiano senza il consenso dello Stato ospitante

La sicurezza è gestita dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri. I nostri militari .

Gli agenti stranieri di scorta (come quelli che seguono il Presidente Trump o i suoi ministri) possono portare armi solo dopo un accordo bilaterale che ne limita il raggio d’azione alla protezione immediata della persona.

Regole d’ingaggio sono chiare :
Non possono effettuare arresti o operazioni di ordine pubblico contro cittadini italiani.


La preoccupazione per la “pistola facile” è legittima, considerando le differenze culturali nell’uso della forza tra le polizie americane e quelle europee. Tuttavia, le Olimpiadi sono eventi ad alto rischio terroristico e la collaborazione tra intelligence è inevitabile, ma qui si tratta di altro.

Il vero nodo politico non è la presenza della scorta in sé, ma la subordinazione: l’Italia saprà imporre le proprie leggi e i propri protocolli, come fece Craxi, o lascerà che agenzie estere operino come se fossero nel Maryland?

Ad oggi, la protezione delle figure istituzionali USA è un compito di routine gestito dal Dipartimento di Stato. L’uso specifico dell’ICE (che si occupa di immigrazione e dogane) per scorte estere sarebbe un’anomalia procedurale, poiché i loro compiti sono solitamente legati ai confini nazionali.