Rimozione di Francesca Albanese che sembra una “vendetta”



La richiesta di rimozione di Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, da parte di diversi governi occidentali non è un atto di diplomazia o di tutela della neutralità internazionale.

È, molto più banalmente e tragicamente, una ripicca di basso livello.

Quando non si possono confutare i fatti, si attacca il messaggero. È una dinamica vecchia quanto la politica, ma che in questo caso assume contorni inquietanti.

La colpa imperdonabile di Albanese non è quella di aver mancato di obiettività, ma quella di aver utilizzato una terminologia giuridica precisa che i palazzi del potere europeo non vogliono sentire: genocidio.

Il tentativo di forzare le sue dimissioni appare come un’evidente operazione di vendetta. È la risposta stizzita di quegli Stati, tra cui figurano in prima fila Francia, Germania e Italia, che sono stati direttamente chiamati in causa dai suoi rapporti per la loro complicità, attiva o passiva, nelle violazioni sistematiche del diritto internazionale a Gaza.

La complicità del silenzio (e delle armi)
Denunciare la complicità europea non è un’opinione politica, ma una constatazione basata sui flussi di armamenti, sul sostegno diplomatico incondizionato e sull’incapacità di imporre sanzioni concrete.

In Francia e Germania: Hanno mantenuto una linea di supporto che spesso ha ignorato le proporzioni della catastrofe umanitaria.

L’Italia si trova in una posizione ambigua, dove la retorica della “soluzione a due Stati” si scontra con il rifiuto di condannare fermamente le azioni che rendono quella stessa soluzione impossibile.

Chiedere la testa di Francesca Albanese serve a questi governi per ripulirsi la coscienza e distogliere lo sguardo dalle proprie responsabilità. Se cade la voce che documenta l’orrore, l’orrore diventa più facile da ignorare.

Se l’Europa vuole davvero difendere i valori democratici e i diritti umani di cui si professa faro nel mondo, non dovrebbe accanirsi contro una funzionaria ONU che svolge il proprio mandato con coraggio. Questa “ripicca” non farà sparire le prove raccolte sul campo, ma servirà solo a confermare quanto sia profonda la crisi morale.