Bonifico tra parenti e controlli del Fisco: come evitare accertamenti

Due uomini discutono documenti finanziari.

Trasferire denaro a un figlio, a un genitore, al coniuge o a un altro familiare è un’operazione assolutamente lecita. Può trattarsi di un regalo, di un aiuto per comprare casa, del pagamento delle spese universitarie oppure di un prestito da restituire nel tempo.

Il problema non è il bonifico tra parenti in sé. Le difficoltà possono nascere quando il trasferimento è incompatibile con i redditi dichiarati, presenta una causale poco chiara oppure non è accompagnato da documenti capaci di dimostrarne la reale natura.

L’Agenzia delle Entrate può utilizzare le informazioni finanziarie nell’ambito delle proprie attività di controllo. In presenza di versamenti non adeguatamente giustificati, il contribuente può essere chiamato a spiegare la provenienza delle somme e a fornire una prova concreta della loro natura.

Questo non significa, però, che ogni somma ricevuta da un familiare sia automaticamente considerata reddito imponibile. Un regalo, una donazione o un prestito non diventano reddito soltanto perché transitano su un conto corrente. È tuttavia necessario riuscire a ricostruire in modo coerente l’operazione.

Non esiste un limite massimo per i bonifici tra familiari

Non è prevista una soglia generale oltre la quale un bonifico tra parenti diventa vietato. È quindi possibile trasferire anche importi elevati, purché il denaro abbia provenienza lecita e l’operazione rispetti le regole civili e fiscali applicabili.

Più l’importo è elevato, tuttavia, più diventa importante predisporre una documentazione adeguata. Un versamento di 500 euro per un compleanno non presenta le stesse implicazioni di un trasferimento di 100.000 euro destinato all’acquisto di una casa.

I controlli possono concentrarsi soprattutto sulla coerenza tra:

  • importo trasferito;
  • redditi e patrimonio del donante;
  • rapporti tra le persone coinvolte;
  • finalità dichiarata;
  • eventuali restituzioni successive;
  • documentazione conservata.

Quale causale utilizzare nel bonifico tra parenti

La causale deve descrivere in modo semplice e veritiero il motivo del pagamento. Formule vaghe come “varie”, “saldo”, “rimborso” o “aiuto” non consentono di comprendere chiaramente la natura dell’operazione.

A seconda del caso si possono utilizzare causali come:

  • “Regalo di compleanno da padre a figlio”;
  • “Contributo familiare per spese universitarie”;
  • “Donazione per acquisto autovettura”;
  • “Prestito infruttifero familiare del 10 luglio 2026”;
  • “Restituzione prima rata prestito infruttifero”;
  • “Contributo dei genitori per acquisto abitazione”.

La causale rappresenta un primo elemento di prova, ma non è sufficiente da sola. Scrivere “prestito” non trasforma automaticamente un regalo in un finanziamento. Allo stesso modo, indicare “donazione” non risolve gli eventuali problemi di forma previsti dalla legge.

La documentazione e il comportamento delle parti devono essere coerenti con quanto scritto nel bonifico.

Regalo, donazione o prestito: le differenze

Prima di effettuare il trasferimento bisogna stabilire quale sia la sua reale natura.

Nel regalo o nella donazione il beneficiario riceve il denaro senza essere obbligato a restituirlo. Nel prestito, invece, la somma deve essere restituita secondo le modalità concordate.

La distinzione è fondamentale. Se un trasferimento viene indicato come prestito, ma non esistono accordi, scadenze o restituzioni, l’Agenzia delle Entrate potrebbe chiedere ulteriori chiarimenti.

Per un prestito infruttifero familiare è consigliabile predisporre una scrittura privata prima del bonifico. Il documento dovrebbe contenere:

  • generalità e codici fiscali delle parti;
  • importo prestato;
  • dichiarazione che il prestito è senza interessi;
  • modalità e termine di restituzione;
  • eventuale piano delle rate;
  • data e firme delle parti;
  • riferimento al bonifico utilizzato.

È inoltre opportuno utilizzare il conto corrente anche per le restituzioni, indicando nella causale il riferimento al prestito originario.

La scrittura privata deve avere una data verificabile

Una scrittura privata preparata soltanto dopo l’inizio di un controllo può avere una forza probatoria limitata. Per questo è importante predisporre il documento prima del trasferimento e attribuirgli una data opponibile a terzi.

La soluzione più solida può essere la registrazione dell’accordo presso l’Agenzia delle Entrate. La registrazione degli atti privati segue procedure specifiche e può comportare il pagamento dell’imposta di registro e dell’imposta di bollo, da valutare con un professionista.

In alternativa possono essere utilizzati strumenti digitali qualificati, come la firma digitale accompagnata da una marca temporale qualificata. Anche uno scambio tramite PEC può contribuire a ricostruire il momento dell’invio, ma è preferibile non affidarsi esclusivamente a una semplice email con un documento non firmato.

La marca da bollo, cartacea o digitale, serve invece ad assolvere un’imposta e non attribuisce automaticamente una data certa al contenuto del documento.

Quando la donazione richiede il notaio

Uno degli errori più frequenti consiste nel pensare che qualsiasi donazione di denaro possa essere effettuata con un semplice bonifico.

L’articolo 782 del Codice civile stabilisce che la donazione deve essere effettuata mediante atto pubblico, a pena di nullità. L’atto notarile richiede inoltre la presenza di due testimoni.

Fa eccezione la donazione di modico valore avente per oggetto beni mobili, compreso il denaro. La legge non stabilisce una soglia fissa: la modicità deve essere valutata considerando sia l’importo sia le condizioni economiche del donante.

Di conseguenza, 10.000 euro potrebbero rappresentare una somma modesta per una persona con un patrimonio molto elevato, ma non per un pensionato con risorse limitate.

Una donazione diretta di denaro di valore non modico, eseguita esclusivamente tramite bonifico e senza atto pubblico, può essere civilmente nulla. La conseguenza non è automaticamente una “sanzione fiscale”, ma possono sorgere problemi tra le parti, con gli eredi e durante eventuali verifiche.

Per importi rilevanti è quindi necessario consultare preventivamente un notaio.

Le imposte sulle donazioni tra parenti

L’imposta di donazione dipende dal rapporto tra chi trasferisce il denaro e chi lo riceve.

Per coniuge, figli, genitori e altri parenti in linea retta si applica l’aliquota del 4% sulla parte che supera la franchigia di un milione di euro per ciascun beneficiario.

Tra fratelli e sorelle l’aliquota è del 6%, con una franchigia di 100.000 euro per ogni beneficiario. Per altri parenti fino al quarto grado e determinati affini si applica generalmente il 6% senza franchigia. Negli altri casi l’aliquota è dell’8%.

La franchigia fiscale non deve essere confusa con il concetto civilistico di modico valore. Una donazione può rientrare nella franchigia e non generare imposta, ma richiedere comunque l’atto notarile perché rilevante rispetto al patrimonio del donante.

Il denaro dei genitori per comprare casa

Quando i genitori pagano il prezzo di un immobile intestato al figlio può configurarsi una donazione indiretta.

Per rendere trasparente l’operazione è opportuno informare il notaio prima della compravendita e indicare nell’atto che il prezzo, in tutto o in parte, è stato sostenuto dai genitori.

Se la liberalità è collegata a un atto immobiliare soggetto a imposta di registro proporzionale oppure a IVA, può beneficiare della specifica esclusione dall’imposta di donazione prevista per determinate liberalità indirette. La struttura concreta dell’operazione deve comunque essere valutata dal notaio.

Una causale possibile potrebbe essere: “Somma destinata al pagamento del prezzo dell’immobile acquistato dal figlio, come da atto notarile”.

I documenti da conservare

Per prevenire contestazioni è consigliabile conservare:

  • ricevuta del bonifico;
  • estratti conto del donante e del beneficiario;
  • scrittura privata relativa al prestito;
  • documenti che dimostrano la provenienza del denaro;
  • eventuali ricevute delle rate restituite;
  • atto notarile della donazione;
  • contratto di compravendita dell’immobile;
  • fatture o documenti relativi alla spesa finanziata.

La provenienza delle somme deve essere dimostrabile anche dal donante. Un genitore che trasferisce un importo consistente dovrebbe poter provare che il denaro deriva, per esempio, da risparmi accumulati, dalla vendita di un immobile, da investimenti disinvestiti o da redditi regolarmente dichiarati.

Come evitare problemi con il Fisco

La regola principale è non improvvisare. Prima di effettuare un bonifico importante bisogna chiarire se si tratta di un regalo, di una donazione o di un prestito.

Occorre poi scegliere una causale coerente, utilizzare esclusivamente strumenti tracciabili e predisporre in anticipo i documenti necessari.

Per una piccola somma può essere sufficiente una causale dettagliata. Per un prestito consistente è consigliabile una scrittura privata correttamente datata. Per una donazione diretta non di modico valore è necessario rivolgersi al notaio.

La trasparenza non elimina la possibilità di ricevere una richiesta di chiarimenti, ma permette di rispondere rapidamente e con prove concrete. Ed è proprio la documentazione predisposta prima del trasferimento, non una causale costruita all’ultimo momento, la migliore difesa in caso di controllo.

Le informazioni contenute nell’articolo hanno carattere generale e non sostituiscono la consulenza di un commercialista, avvocato o notaio.