Anno III • Numero 245
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Paramount-Warner Bros. Discovery, il giudice sblocca l’accordo: via libera alla maxi operazione

Arriva dagli Stati Uniti un passaggio decisivo per l’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount. Un giudice federale ha infatti approvato l’accordo raggiunto tra il gruppo e dodici Stati americani, rimuovendo uno degli ultimi ostacoli legali alla maxi operazione destinata a ridisegnare gli equilibri dell’industria mondiale dell’intrattenimento.

La giudice federale della California Araceli Martinez-Olguin ha firmato il decreto di consenso che rende vincolanti gli impegni assunti da Paramount per chiudere la controversia antitrust avviata dagli Stati. Le condizioni previste dall’intesa resteranno in vigore per cinque anni e sarà lo stesso tribunale a poter intervenire nel caso in cui gli obblighi non vengano rispettati.

Paramount, guidata da David Ellison, aveva conquistato a febbraio il controllo di Warner Bros. Discovery al termine di una competizione che aveva visto in corsa anche Netflix. L’operazione mette insieme alcuni degli asset più importanti dell’industria americana dei media e dell’intrattenimento, da Warner Bros. Pictures alla CNN, fino alla piattaforma di streaming HBO Max.

L’amministrazione del presidente Donald Trump aveva dato il proprio via libera alla fusione nel mese di giugno, senza imporre modifiche sostanziali alle attività delle società coinvolte. Successivamente, però, dodici Stati americani avevano promosso un’azione legale con l’obiettivo di fermare la transazione, sollevando dubbi sulle conseguenze che una concentrazione di queste dimensioni avrebbe potuto avere sulla concorrenza.

Secondo quanto riportato, il finanziamento dell’acquisizione comprende circa 24 miliardi di dollari di capitale proveniente dai fondi sovrani di Arabia Saudita, Qatar e Abu Dhabi. Un ruolo importante è stato inoltre svolto da Larry Ellison, fondatore di Oracle e padre di David Ellison, che avrebbe fornito finanziamenti significativi e garanzie a sostegno dell’operazione.

Le dimensioni della fusione hanno inevitabilmente alimentato preoccupazioni all’interno di Hollywood. Una parte dell’industria cinematografica teme che la nascita di un gruppo così grande possa tradursi in una riduzione dei posti di lavoro e del numero di film prodotti ogni anno, in un momento già complesso per il settore. Sul fronte dell’informazione, invece, l’attenzione si è concentrata soprattutto sul futuro della CNN e sulla tutela della sua autonomia editoriale.

Proprio per rispondere a queste preoccupazioni, l’accordo contiene una serie di garanzie. Tra queste figura la costituzione di un organismo specificamente incaricato di vigilare sull’indipendenza editoriale della CNN.

Sono stati fissati anche precisi impegni sulla produzione cinematografica. Il nuovo studio nato dalla fusione dovrà distribuire almeno 30 film all’anno durante i primi due anni dell’accordo. Il numero salirà a 32 film all’anno nei tre anni successivi. Si tratta di una delle condizioni più concrete inserite nel decreto per limitare il rischio che la concentrazione possa determinare una contrazione dell’offerta cinematografica.

L’intesa tra le parti era stata raggiunta il 21 settembre, ma per diventare effettiva necessitava dell’approvazione della giudice federale. Con la firma del decreto, Paramount compie quindi un altro passo fondamentale verso il completamento di una delle operazioni più importanti mai realizzate nel settore globale dei media.

La vicenda si inserisce inoltre in un clima particolarmente delicato nei rapporti tra politica e informazione negli Stati Uniti. L’accordo è arrivato pochi giorni dopo la decisione di Trump di escludere CNN, Politico e MS Now dalla Casa Bianca. Le testate interessate avevano reagito rivolgendosi alla giustizia, ottenendo successivamente l’annullamento del provvedimento.

Anche il confronto con la California era diventato particolarmente acceso. Paramount aveva infatti minacciato di lasciare lo Stato qualora il procuratore generale Rob Bonta non avesse posto fine all’azione legale contro la fusione.

Con l’approvazione dell’accordo, il progetto industriale può ora avanzare sotto la supervisione del tribunale. La nascita del nuovo colosso metterà sotto lo stesso perimetro societario cinema, televisione, streaming e informazione, creando un gruppo con un peso enorme nel panorama internazionale dell’intrattenimento. Proprio per questo, nei prossimi anni l’attenzione non sarà concentrata soltanto sui risultati economici della fusione, ma anche sul rispetto degli impegni presi in materia di occupazione, produzione cinematografica, concorrenza e indipendenza editoriale.