22 Maggio 2022

Il punto dopo il G20.

G20.

Si, oggi andiamo a trattare insieme, ciò che è emerso dell’ultimo G20 organizzato a roma lo scorso 30 e 31 ottobre.

Ma andiamo per gradi, per coloro i quali non hanno mai sentito parlare del G20, andiamo assieme a vedere che cos’è questo evento così tanto decantato, chi riunisce e sopratutto quali sono le finalità di quest’ultimo.

Allora il Il G20 è il foro internazionale che riunisce le principali economie del mondo. I Paesi che ne fanno parte rappresentano più del 80% del PIL mondiale, il 75% del commercio globale e il 60% della popolazione del pianeta.

Si tiene ogni anno dal 1999 e dal 2008 prevede lo svolgimento di un Vertice finale, con la partecipazione dei Capi di Stato e di Governo.
Oltre al Vertice, durante l’anno di Presidenza si svolgono ministeriali, incontri degli Sherpa (incaricati di svolgere i negoziati e facilitare il consenso fra i Leader), riunioni di gruppi di lavoro ed eventi speciali.

Ma qualcuno di voi potrà dirmi… come mai è così importante il g20?

Sicuramente perché come da lista qui di seguito riportata, si riuniscono le principali potenze mondiali;

“Argentina, Australia, Brasile, Gran Bretagna, Canada, Cina, Francia, Germania, Giappone, India, Indonesia, Italia, Messico, Russia, Sudafrica, Arabia saudita, Corea del Sud, Turchia, Stati Uniti, Unione Europea e Spagna”

Inoltre, perché come riporta il corriere.it, dopo la crisi nel 2008, questo summit mondiale annuale ha assunto un ruolo cruciale nelle scelte geopolitiche mondiali.

Dopo la crisi economica del 2008, infatti, il G20 portò all’impegnò per oltre 1000 miliardi di spesa pubblica dei governi per la crescita e i posti di lavoro. In quanto forum che riuniva sia le potenze tradizionali dell’Occidente che i giganti emergenti, il G20 divenne un pilastro dell’ordine post-guerra fredda. Oggi quel quadro è assai meno chiaro come sottolinea Ishaan Tharoor sul Washington Post, osservando che senza Donald Trump l’atmosfera sarà forse meno tesa quest’anno, ma benché siano previste alcune «vittorie» sulla tassa minima globale, temi divisivi cruciali quali l’uso dei combustibili fossili restano irrisolti.

Le distanze significative tra i vari Paesi sui temi in agenda e l’assenza di alcuni importanti protagonisti riflettono le difficoltà della politica internazionale.

Il G20 non ha risposto in modo tempestivo alla pandemia, anche se i suoi Paesi membri si sono accaparrati da maggior parte di vaccini.

La filosofia del forum basata sulla cooperazione internazionale e sul rifiuto delle politiche protezioniste si è indebolita di fronte all’ascesa dei nazionalismi.

Quest’anno inoltre, a maggior ragione, viste tutte le sfide e le emergenze globali che dovremmo affrontare da qui a prossimi decenni, l’attenzione mediatica sull’evento è stata molto forte, dato che la posta in gioco, rispetto al passato, è ancora più alta.

Difatti, la ripartenza post pandemia, l’effetto serra, l’inquinamento mondiale, il green e cliente change, (nonché cambiamento climatico conosciuto a tutti per la rappresentanza di “Greta thunberg), sono stati sono alcuni dei temi più importanti trattati durante l’incontro, tenutosi per la prima volta nella storia in Italia, precisamente all’Euro Sky tower di Roma, sotto la guida del presidente del consiglio Mario Draghi.

Vediamo com’è andata nel dettaglio e analizziamo assieme ciò che è emerso dal summit, definito da molti, come l’evento internazionale più atteso dell’anno.

“È stato un successo, teniamo vivi i nostri sogni”,

così commenta Mario Draghi alla fine dei due giorni di raduno (30 e 31 ottobre).

Da queste poche ma importanti cruciali parole, supponiamo che quindi, dal punto di vista del governo, vi è stata un’intesa con gli altri capi di stato sulle tematiche mondiali da affrontare fissare in agenda.

Aggiunge inoltre: “ma solo se lavoriamo assieme”

Questo ci fa capire che i buon intenti e le basi gettate durante questo incontro, dovranno davvero essere perseguite da ogni governo dal giorno seguente, affinché un clima di coesione completa, possa portare davvero ai risultati pianificati e sperati.

Ma andiamo ancora più nel dettaglio, per capire le manovre che le potenze mondiali vogliono attuare;

Per ciò che concerne la tematica del “green e climate change”, uno dei temi di bandiera prima dell’inizio del G20, si è posto un un’obbiettivo tanto ambizioso quanto necessario; OBBIETTIVO ZERO EMISSIONI ENTRO IL 2050.

Questo è che ciò di comune accordo hanno siglato tutti i capi di stato anche se l’Arabia e la Cina erano più propensi a una “deadline” maggiore, prolungata entro il 2060.

Rimane a oggi però, ancora il nodo legato alle ingenti spese che ogni stato membro dovrà affrontare per compiere questa trasformazione nonché passaggio ecologico secolare.

Gli altri due grandi temi, affrontati durante il summit, riguardano la salute e lo sviluppo sostenibile e su come si debba ‘approfittare’ della pandemia per ricostruire meglio le nostre economie sulla base dei piani nazionali, che sotto diversi formati e definizioni, sono stati messi a punto da tutti i Paesi e per rafforzare la capacità di risposta a future pandemie.

In merito a questo, i capi di governo hanno lanciato una promessa al mondo intero; “entro giugno 2022, il 70% della popolazione mondiale sarà vaccinata

40% entro dicembre di quest’anno, e il restante 30 entro giugno 2022.

Tutto questo sarà possibile grazie ai 40 miliardi di dollari destinati all’acquisto di dosi vaccinali, al fine di aumentare l’attuale disponibilità concessa dalle Big Pharma, corrispondente a circa 1,3 miliardi di dosi.

Per dover di cronaca, ci tengo a sottolineare anche il raggiungimento di un’accordo mondiale molto rilevante, avendo contestualmente alla prima delle 2 giornate d’incontro.

Difatti, il 30 di ottobre, è arrivata l’intesa fra Ue e Usa sui dazi legati all’acciaio e alluminio.

Come afferma palazzo Chigi in una nota ufficiale del governo infatti, questo accordo, “conferma l’ulteriore rafforzamento in atto delle già strette relazioni transatlantiche e il progressivo superamento del protezionismo degli scorsi anni”