27 Settembre 2022

L’auto degli agenti della scorta del giudice Falcone a Bologna, in Piazza Maggiore

È ripartita l’automobile in cui il 23 maggio 1992 viaggiavano Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, agenti della scorta del giudice Giovanni Falcone, esposta nei giorni scorsi in Piazza Maggiore a Bologna. Come è noto proprio quel 23 maggio, durante la strage mafiosa di Capaci, persero la vita oltre al giudice Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti. La strage di Capaci e l’uccisione di Giovanni Falcone, serbano ancora oggi segreti nel novero delle responsabilità e delle omissioni che l’hanno anticipata e seguita. Rappresenta evidentemente tuttora uno dei punti più tragici e oscuri nella vita di un Paese in cui lo stragismo esprime un elemento storicamente significativo.

L’auto in Piazza Maggiore

Ovviamente dell’automobile che trasportava gli agenti sono stati esposti i resti, la forma accartocciata sufficiente non a raccontare la vicenda drammatica, ma a mostrare l’orrore in cui spesso si imbattono le persone che lottano contro la mafia. A svelare l’installazione c’era Tina Montinaro, vedova dell’agente Antonio Montinaro, e presidente dell’associazione “Quarto Savona 15”. “Quarto Savona 15” era anche il nome in codice dell’auto. Tina Montinaro sta portando la “Quarto Savona 15” in giro per l’Italia affinché la Storia non venga dimenticata. Guardando i giovani presenti all’evento, e le ragazze e i ragazzi della polizia di Cesena, ha parlato con slancio, energia positiva davanti alla scelta di tanti, tra le nuove generazioni, che hanno voluto stare dalla parte della giustizia.

All’agenzia DIRE Tina Montinaro ha infatti dichiarato:

“Abbiamo vinto noi, ci hanno fatto tanto male ma abbiamo vinto. Perchè ci sono tanti giovani, perchè ci sono i nuovi ragazzi che hanno deciso da che parte stare – e ancora –  A quei tempi a Palermo la mafia aveva deciso di fare una guerra contro lo Stato e io sono orgogliosissima di mio marito perchè ha fatto il suo dovere fino in fondo da poliziotto. Era sceso in guerra anche lui, quel giorno ha perso la battaglia ma la guerra la stiamo vincendo noi – però – le mafie ce le abbiamo dappertutto – e rivolgendosi ai giovani – Dovete essere curiosi e guardare sempre attorno, essere attenti, cercare di chi capire anche chi il vicino di casa.”

Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha dichiarato:

“Quelle intorno al 21 marzo sono giornate per ricordare le vittime di mafia ma soprattutto per rimotivare l’impegno contro le infiltrazioni mafiose anche nell’economia del nostro territorio, gli appalti pubblici e le istituzioni. Dobbiamo sapere che anche l’Emilia-Romagna è terra di mafia e per questo motivo dobbiamo continuare a combattere.”

Più tardi lo stesso sindaco Lepore ha affidato un messaggio ai profili social ufficiali:

“Ringrazio i tanti bolognesi che la stanno andando a vedere, in una teca di vetro che ne conserva i resti dilaniati dalle bombe della strage di Capaci. È un simbolo che ci ricorda chi la mafia l’ha combattuta, ne mantiene viva la memoria. Memoria che non è solo il racconto delle ferite del passato, ma è soprattutto un impegno del presente. Quello di condividere con le nuove generazioni ciò che è accaduto. Sono passati trent’anni da quando vennero uccisi Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo, Vito Schifani. Nomi e vite che vogliamo ricordare per coltivare insieme il seme della giustizia e della legalità. Bologna, città del diritto, sarà sempre vicina alle vittime della mafia, e contro tutte le mafie.”