18 May 2022

Sparatoria a New York: “una persona di interesse”

Dopo oltre un giorno di ricerche, la polizia ha arrestato il sospetto, che era stato identificato nelle ore successive

Al di là del fatto di cronaca, e a parte la “questione razziale”, tre sono le questioni che emergono: il disagio mentale, la disperazione economica e la diffusione delle armi

Caso socchiuso

New York. Il 13 aprile, nell’East Village, la polizia ha arrestato il sessantaduenne Frank James, sospettato di essere l’autore della sparatoria nella metropolitana di New York, grazie alla segnalazione di una persona che diceva di averlo visto tra la East 6th Street e la First Avenue. Secondo una fonte della polizia, citata dal New York Post, giunti nel luogo indicato, gli agenti non lo avrebbero trovato subito, ma lo avrebbero rintracciato a qualche isolato di distanza. Anche per l’identificazione, gli investigatori hanno dovuto fare affidamento soprattutto sulle testimonianze dei presenti al momento della sparatoria: la mattina del 12 aprile, in una delle ore di maggiore affollamento, un afroamericano di grossa corporatura era entrato in un vagone della metropolitana di New York e, poco prima dell’arrivo del treno nella stazione della 36ma strada a Brooklyn, ha fatto esplodere granate fumogene, sparando poi 33 colpi di pistola e fuggendo nel caos generale. Nessuna informazione si è potuta ricavare dalle telecamere di sorveglianza della stazione, che in quel momento hanno registrato un malfunzionamento: secondo fonti della polizia, si tratta di disservizi occasionali, che capitano «di tanto in tanto». Nondimeno, grazie alle testimonianze, Frank James era stato dichiarato, già nelle ore successive all’attacco, l’unica «persona di interesse», mentre le autorità mettevano in guardia i cittadini da un individuo pericoloso a piede libero. Intanto, sulla sua testa era stata messa una taglia di 50mila dollari «Miei concittadini newyorchesi, lo abbiamo preso. Lo abbiamo preso!», ha commentato il sindaco di New York Eric Adams dopo l’arresto dell’uomo. Il capo della polizia della città, invece, ha riferito che dal 1991 al 2007 James era stato arrestato 12 volte, per crimini comuni come furto, possesso di strumenti da scasso, reati sessuali, violazione di domicilio e condotta disordinata. Ora è accusato di terrorismo e rischia di trascorrere il resto della sua vita in carcere.

Corto circuito

Nel 2019, James era stato segnalato al sistema di monitoraggio sul terrorismo dell’Fbi, che lo aveva inserito nel Guardian Lead System, ma dopo diversi interrogatori era stato scagionato. Ammetteva di soffrire di disturbi mentali, ma negli ultimi anni aveva pubblicato decine di video su Youtube e su altre reti sociali, in cui da un lato inneggiava alla guerra razziale e rivolgeva improperi contro le diverse componenti etniche del tessuto sociale newyorchese, dall’altro si scagliava contro le politiche del sindaco, dichiarandosi «vittima del suo programma per la salute mentale» e definendosi «pieno di odio, di rabbia e di amarezza». Accusava infatti Adams (pur apostrofandolo come fratello, essendo anch’egli afroamericano) di non impegnarsi per risolvere il disagio sociale e psicologico dei senzatetto e qualificava il sistema per l’assistenza di chi soffre di “disturbi mentali” come «uno show dell’orrore». Nei video degli ultimi mesi, inoltre, sosteneva che il sistema di sicurezza della metropolitana era destinato al fallimento e giudicava inefficace il programma del sindaco contro la violenza armata in città. Numerose, d’altronde, sono le testimonianze sulle condizioni dei senzatetto abbandonati a loro stessi e accampati nelle stazioni della metropolitana, tra miseria, alcolismo e tossicodipendenza. E non di rado tra le cause dei “disturbi mentali” c’è la disperazione sociale. A febbraio 2021 aveva suscitato l’attenzione dei media l’uccisione di due persone all’arma bianca da parte del ventunenne senzatetto Rigoberto Lopez. Frattanto, negli ultimi anni, la violenza nelle città statunitensi è aumentata, in particolare durante il periodo dell’emergenza sanitaria da Covid-19, che ha colpito duramente le categorie sociali e le componenti “etniche” più svantaggiate.

Bombe sociali inesplose

Dopo la sua elezione a presidente degli Stati uniti, nel 1981, Ronald Reagan abrogò il Mental Health System Act, varato poco prima dal suo predecessore Jimmy Carter, e che concedeva ingenti fondi federali agli istituti per la salute mentale in tutti gli Stati: una misura necessaria, non solo a causa della lunga durata dei ricoveri, ma anche perché la maggioranza degli individui che vi passava era ed è senza fissa dimora. Reagan, oltre ad abolire questo provvedimento, tagliò parte dei finanziamenti federali stanziati prima della sua approvazione, creando i presupposti di una situazione sociale esplosiva. A ciò si aggiunge un aumento, negli ultimi decenni, della violenza e dei fenomeni criminali, soprattutto nelle grandi città: una rabbia latente, che sfocia il più delle volte in attacchi con armi da fuoco nei luoghi pubblici, come scuole e metropolitane. L’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021, invece, è un esempio di come nella società di massa digitale una tale aggressività possa tradursi in violenza politica, portata avanti da gruppi che sostengono teorie infondate, ma che fanno riflettere sulle difficoltà di gestire un malcontento crescente, che le forze politiche istituzionali non rappresentano adeguatamente. Una situazione, peraltro, aggravata dall’estrema facilità di procurarsi un’arma. Anche per questo, il linguista e filosofo statunitense Noam Chomsky ha parlato recentemente di un rischio di guerra civile negli Usa. Ciononostante, le autorità continuano ad affrontare questioni come il disagio psichico o la disperazione sociale come problemi di ordine pubblico. Adams stesso, ex poliziotto, lo scorso febbraio, aveva dichiarato di voler cacciare i senzatetto dalle stazioni della metropolitana. «Questa nazione è nata nella violenza, è tenuta in vita dalla violenza o dalla minaccia di essa, e morirà di morte violenta. Non c’è niente che possa fermarlo», aveva proclamato James in un video. Ma in fondo, non è che un folle.