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Giustizia: parere Csm su ddl Nordio, via abuso d’ufficio non toglie paura firma.

Il CSM da il Via libera su alcuni disegni di legge Nordio licenziati dalla sesta commissione. Via libera dal plenum...

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Il CSM da il Via libera su alcuni disegni di legge Nordio licenziati dalla sesta commissione.

Via libera dal plenum del Consiglio superiore della magistratura al parere, elaborato dalla sesta commissione, sul disegno di legge Nordio, licenziato il 13 febbraio scorso al Senato e passato all’esame della Camera per l’approvazione definitiva. La delibera è stata approvata maggioranza, con 6 astensioni. Tra le questioni su cui il corposo parere si sofferma l’abrogazione dell’abuso d’ufficio, che non scongiura la ‘paura della firma’, le novità in materia di intercettazioni “frutto di una rinnovata operazione di bilanciamento dei valori in gioco” e le nuove disposizioni sulla custodia cautelare, con la previsione dell’interrogatorio preventivo e la decisione demandata al gip collegiale che avrà ricadute “molto negative” sull’organizzazione degli uffici.

“Deve rilevarsi che il problema della cosiddetta ‘paura della firma’ potrebbe non essere comunque del tutto scongiurato” dall’abrogazione del reato, si legge nel parere, “non essendo rari i casi in cui l’abuso d’ufficio è contestato al pubblico amministratore in concorso con altri reati, anche più gravi”. Si tratta comunque di “una soluzione che richiederà una valutazione approfondita ed effettiva dei suoi effetti concreti, onde evitare il rischio, evocato da alcuni, che l’abrogazione del delitto di abuso d’ufficio, norma che, come appena ricordato, assolve ad una ‘funzione ‘di chiusura’ del sistema dei delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione’, determini involontariamente un parziale depotenziamento del microsistema penale dedicato alla lotta contro la corruzione”.

Il parere solleva poi anche la questione del possibile contrasto con le norme europee: “laddove la proposta di direttiva della Commissione europea, attualmente all’esame del Consiglio dell’Unione in prima lettura, dovesse essere approvata nel testo proposto, potrebbe prospettarsi un problema di compatibilità tra la soluzione abrogativa e il diritto eurounitario”, osserva il Csm.

In materia di intercettazioni il parere rileva che le novità introdotte “lungi dall’esaurire la loro portata in ambito processuale, si pongono al crocevia tra rilevantissimi e altrettanto delicati interessi potenzialmente confliggenti, da quello concernente il diritto all’informazione, a informare e a essere informati, a quello relativo alla tutela della riservatezza e della reputazione di tutti i soggetti variamente coinvolti in un procedimento penale. Tali questioni esulano dal perimetro delle valutazioni consiliare e rientrano nell’ambito della discrezionalità legislativa, spettando all’evidenza al Parlamento individuare il punto di equilibrio tra le esigenze sinteticamente richiamate, in un bilanciamento non sindacabile da parte del Consiglio”.

Quanto alle norme sulla custodia cautelare “l’introduzione dell’interrogatorio preventivo segna un ulteriore avanzamento nel percorso, già intrapreso dalle più recenti riforme del codice di rito, volto ad ampliare le garanzie difensive dell’indagato nella fase delle indagini preliminari”, sottolinea il Csm. Per quanto attiene, invece, all’impatto delle nuove norme sull’organizzazione “soprattutto in uffici giudiziari di piccole dimensioni, l’applicazione immediata delle nuove disposizioni in tema di competenza collegiale avrebbe avuto ricadute molto negative sull’organizzazione degli uffici e, a cascata, sulle attività giurisdizionali, potendo verificarsi situazioni di difficoltà, se non di vera e propria impossibilità, a formare i collegi per il dibattimento per effetto delle incompatibilità conseguenti allo svolgimento delle funzioni Gip”.

Il legislatore, riporta ancora il parere ” si è fatto carico di tali criticità, prevedendo, nell’ottica di scongiurarle, specifiche misure” tra cui “l’aumento dell’organico della magistratura di 250 unità da destinare alle funzioni giudicanti di primo grado” e “la posticipazione nel tempo (due anni a decorrere dall’entrata in vigore delle modifiche proposte) dell’entrata in vigore delle disposizioni relative alla composizione collegiale del gip”. Ma “anche sotto questo profilo l’intervento operato non appare immune da perplessità” che “non riguardano il disposto aumento di organico, che deve essere senz’altro accolto con favore, quanto piuttosto l’effettiva utilizzabilità di tali nuove risorse per ovviare alle problematiche sopra segnalate”.

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