Il primo Sanremo dopo l’era Amadeus è un’ombra di se stesso. Di solito, oltre le canzoni c’era molto di più. Oggi solo quelle sono rimaste. Cosa è successo alla kermesse canora più chiacchierata di sempre?
Siamo al giro di boa. Il Festival di Sanremo del 2025 è arrivato alla sua serata conclusiva (dopo la sbornia delle cover e dei duetti), e si può cominciare a capire cosa ha funzionato e cosa poteva essere migliorato. Di sicuro ci si trova di fronte a una kermesse totalmente diversa che cerca di tenere il passo dopo i 5 anni di Amadeus e dopo che per 5 anni il Festival di Sanremo è tornato ai fasti di un tempo, soprattutto per qualità delle canzoni. Carlo Conti si è trovato a dover riallacciare i fili e organizzare un festival che potesse essere all’altezza e che non potesse sfigurare il confronto. Ha apportato delle modiche, forse anche troppe: ha re-introdotto la categoria delle Nuove Proposte, i co-conduttori non hanno nessun tipo di monologo e tornano i grandi ospiti – come i Duran Duran-. Eppure, nonostante gli ottimi indici di ascolto, le buone interazioni sui social, alla nuova edizione del Festival di Sanremo manca qualcosa. Come se la kermesse avesse perso un po’ della sua anima pulsante a favore di una gara semplice, composta e fin troppo ordinaria. Cosa resta alla fine? Solo “canzonette”.
Un festival senza politica e senza gossip
Al netto di qualsivoglia aspettativa, Carlo Conti ha confezionato un Festival di Sanremo che è figlio dei tempi che corrono. Dal punto di vista scenico e dal punto di vista dei co-presentatori ha trovato il giusto compromesso tra esordienti e volti noti del panorama televisivo. E, se si volge uno sguardo agli artisti in gara, anche qui ha trovato il giusto equilibrio tra voci famose e giovani leve. È dal punto di vista dell’intrattenimento che il festival manca di invettiva. Con la paura costante di sfiorare la tabella di marcia, Carlo Conti non esce dai ranghi e uno dopo l’altro i cantanti eseguono le loro hit. Dopo il consueto passaggio dei fiori si passa subito al prossimo artista. Manca la vena comica, manca un mattatore che riesca a mantenere alto l’interesse del pubblico, e mancano i gossip e…la politica. Come è ben noto, il Festival ha sempre cercato di raccontare il paese che abbiamo intorno e “sbeffeggiando” l’aria politica. Dopo due anni di Governo Meloni, anche una kermesse come quella di Sanremo è caduta vittima del “politicamente corretto”, ostaggio di una dirigenza Rai che ha cancellato quanto di bello (e di innovativo) aveva fatto la gestione precedente.
Un trionfo di canzoni d’amore
Senza quel senso di buona satira sociale e senza personaggi “scomodi”, il Festival è come se fosse diventato l’ombra di se stesso. Resta la musica e questo è ovvio, ma anche le canzoni sono state influenzate dall’aria che tira. Si è puntato solo a canzoni che parlano di amore, di forza e di resilienza, evitando temi sociali. Forse, solo Marcella Bella ha tentato di rincorrere il “filone” femminista ma la sua canzone fa parte di un progetto più ampio messo in moto dalla cantante con “Tacchi a spillo”. Per il resto, seppur le canzoni di Giorgia, Olly, Clara e Noemi (tanto per citare alcuni degli artisti in gara) funzionano nella loro interezza, sono canzoni che non restano e subito saranno dimenticate proprio perché il nuovo corso del Festival ha portato a una sorta di involuzione nella kermesse canora più discussa e amata.
No politica no party?
Il tema politico resta il problema più importante per la funzionalità e il successo del Festival di Sanremo. Di certo, una competizione canora non può essere trasformata in un comizio ma, da che si ha memoria, l’arte in sé è sempre stata un modo per esprimere il dissenso e riflettere sui problemi della comunità. Tolto il cuore, non resta che una sterile passerella di canzoni, di artisti, di musiche e di note musicali fine a se stesse. Perché, è un bene cantare l’amore in tutte le sue forme ma nel periodo che stiamo vivendo è più che giusto prendere una posizione. E se vengono meno anche i monologhi, cosa resta? Solo una sterile rappresentazione di un’Italia allo sbando in cui tutti affermano che “stiamo andando alla grande”. In realtà, la situazione è ben diversa.

