La famiglia Crowley torna al cinema per l’ultima volta. In arrivo il terzo film di Downton Abbey

In tv la saga familiare della famiglia Crowley, ambientata in Inghilterra a inizio del ‘900, è stato un successo senza precedenti che ha travolto anche il nostro Paese. Al cinema, il primo film è stato una scommessa. Ora dal 12 settembre del 2025 arriva l’ultimo capitolo per un finale che si prospetta emozionante. Così si conclude l’era sforzosa e affascinante che è stata realizzata da Julian Fellowes.

Difficilmente una serie non americana ha un tale successo al di fuori del proprio Paese. Forse, solo il Doctor Who ha osato tanto ma, dopo di lui, a rompere schemi e a affabulare il pubblico, ci ha pensato Donwton Abbey. Sviluppata per ITV nel settembre del 2010, data in cui la serie ha debuttato in Inghilterra per la prima volta, fin dal suo debutto, lo show ha macinato un consenso dopo l’altro non solo per una storia accattivante e dal grande respiro ma, più che altro, ha convinto perché ha regalato al pubblico un’immagina fresca e sincera della nobiltà di inizio ‘900 all’alba di tanti cambiamenti sociali e culturali. Downton Abbey nasce come una purissima saga miliare in costume ma diventa qualcosa di più con lo scorrere delle stagioni. Alla prima – che debutta poi in Italia su Rete 4 solo nel 2013 – seguono ben 6 (bellissimi) capitoli. L’ultimo è del 2015. Ma, nonostante la parola fine, nel 2019 è arrivato al cinema il primo film che, da quel finale, ha raccontato nuove “avventure” della famiglia Grantham. Un film a cui, poco dopo la fase più accesa della pandemia, ha fatto seguito “Una nuova era” e ora, dal prossimo 12 settembre, arriva anche il terzo che segna la fine (dolce e un po’ amara) di una storia che ha fatto emozionare il pubblico di mezzo mondo. Ma, qual è il segreto del successo di Downton Abbey?

La nobiltà di inizio secolo tra innovazione e tradizione

La storia inizia all’alba del 1912, esattamente nel mese di aprile, poco dopo la notizia dell’affondamento del Titanic. La notizia travolte tutta la famiglia Grantham dato, che in quel drammatico naufragio, il conte ha perso suo cugino e il nipote che erano eredi della proprietà di Downton Abbey. Il nuovo erede è il giovane Matthew, cugino di terzo grado della famiglia e avvocato a Manchester. I Crawley, soprattutto la contessa Violet, inorridiscono al pensiero che  una persona “che lavora” e senza la minima intenzione di adattarsi alla vita aristocratica da loro condotta possa ereditare tutti i beni della famiglia. L’arrivo di Matthew, però, regala il giusto scossone alla vita sonnolenta e tradizionalista della famiglia che, per la prima volta, riflette sul proprio ruolo nella società inglese e guarda al futuro con uno sguardo sincero. Allo scontro tra il vecchio e il nuovo, infatti, ci sono le tre figlie del conte. Lady Mary, Edith e Sybil sono tre donne molto diverse tra loro: una è tradizionalista e algida, l’altra vive all’ombra della sorella maggiore e l’ultima è una vera sognatrice (ma non riuscirà a sopravvivere a una grave malattia).  A questo quadro si aggiunge anche la servitù di palazzo che, più volte, resterà imbrigliata nelle vicende dei Grantham, diventando poi parte integrante della storia. Gli eventi si spingono fino agli inizi degli anni ’30, sfiorando la seconda grande guerra e l’idea di un futuro in cui tutto (per ora) sembra ancora possibile.

Un feuilleton di altri tempi ma funzionale

Può sembrare un racconto sterile quello di Downton Abbey, ma in realtà non è così. È una serie storica a attraverso i suoi corsi e ricorsi cerca di raccontare il nostro stesso passato con uno sguardo intenso ma moderno. Non nasconde i meccanismi più tipici di un feuilleton ma, giocando con i suoi stessi stilemi, porta in tv una serie nuova, che riflette su tutti i temi caldi che hanno animato la società del nuovo secolo: dal tramonto della nobiltà al fiorire della midlle class, dalla paura per una tecnologia sempre più invadente fino alla consapevolezza di un mondo che progredisce e che guarda al futuro. Con il tocco di una commedia di stile e con tanta drammaticità, Downton Abbey trova il suo spazio nella tv di oggi perché convince per un racconto austero ma di grande affabilità che ha saputo soppesare tutti i dettami di un drama in costume, portando nel piccolo schermo un prodotto nuovo e autentico. Un successo che è andato ben oltre il piccolo schermo, conquistando anche il cinema. Il primo film ha incassato ben 193 milioni di dollari in tutto il mondo. Il secondo ha quasi eguagliato il primo. E, fin da ora, si aprono le scommesse per il terzo.

Julian Fellowes, abile narratore di un tempo che fu

Niente di tutto questo sarebbe stato possibile senza l’influenza di Juilian Fellowes. Lo sceneggiatore e regista è un grande estimatore della storia moderna e contemporanea, e la sua serie tv ha convinto proprio perché non rilegge solo i fatti realmente accaduti ma li sfrutta a proprio uso e consumo. Oltre a Downton Abbey ha sceneggiato Belgravia (che è su Now) e per l’americana HBO ha scritto The Gilded Age che racconta l’ascesa della nuova nobiltà a New York (le prime due stagioni sono su Now).