In Italia è disponibile su Netflix e Amazon Prime Video. Di grande successo in America, Shameless non ha mai trovato un appiglio tra il pubblico del nostro Paese eppure la serie tv merita di essere vista nella sua interezza. Audace, scostumata, politicamente scorretta ma con stile, le vicende della famiglia Gallagher riflettono sulla condizione del ceto medio e povero senza lesinare in una critica alla società moderna.
Il primo episodio risale al gennaio del 2011 ma in pochi lo ricordano. Eppure, al netto di qualsiasi critica, Shameless è una tra le serie tv più belle dell’ultimo decennio. In America è stato un vero e proprio successo di critica e pubblico – nonostante sia stato trasmesso da una piccola rete satellitare e a pagamento -, tanto è vero che è andato avanti per ben 11 stagioni, concludendo il suo viaggio nel marzo del 2021. In Italia, dicevamo, anche se la serie è arrivata a ridosso della programmazione statunitense non ha mai trovato il modo giusto di affabulare il pubblico. C’è una nicchia ed è molto forte ma, Shameless meriterebbe qualcosa di più. Non è solo un dramma su una famiglia numerosa e disfunzionale, è anche un racconto di stile che fotografa l’America di oggi con tutte le sue contraddizioni, riflettendo sulla sanità, sul mercato del lavoro, istruzione e sulla politica. In 11 anni di programmazione e in 134 episodi, Shameless non si è persa mai d’animo e attraverso le storie, a volte anche surreali, della famiglia Gallagher è stata capace di raccontare l’american way of life con uno sguardo schietto e sincero. Niente di edulcorato, anzi, la serie ha utilizzato un linguaggio molto forte per centrare il suo obbiettivo e, nonostante le sue battute poco corrette, è in queste caratteristiche che ha trovato il mondo di imporsi in un mercato competitivo e dove sono rarissime serie tv così longeve.
La disfunzionale famiglia Gallagher
Ben lontano dal lusso e dall’opulenza a cui siamo abituati, la serie è ambientata a South Side, a Chicago e nella periferia più pericolosa della città. L’attenzione si focalizza sui Gallagher. Loro sono una famiglia povera e soprattutto disfunzionale, composta da padre Frank, alcolista e drogato, e dai sei figli. Frank non riesce a comportarsi da genitore, tanto è vero che passa la maggior parte del suo tempo a bere nel bar di Kevin, compagno di Veronica, loro vicini di casa e molto amici della famiglia. È quindi Fiona, la figlia maggiore, a sobbarcarsi il peso della famiglia fin dalla giovane età, anche se molto spesso è costretta a ricorrere a metodi non convenzionali per sbarcare il lunario e prendersi cura dei suoi fratelli. In ordine di età nella famiglia seguono: Lip, un ragazzo dall’intelligenza acuta ma facile alle dipendenze e alle occasioni mancate; Ian, alle prese con la sua omosessualità e affetto da disturbo bipolare ma sotto controllo e in seguito curato; Debbie, una ragazza madre intraprendente e testarda, ma molto particolare; Carl il n ribelle, e Liam, il più piccolo della famiglia. Al centro ci sono le sfide di tutti i giorni, gli amori, i litigi, i problemi e il sogno di uscire dal quartiere per vivere una vita migliore.
Una storia che riflette sulla società moderna
Anche se la narrazione è impreziosita da battute al fulmicotone e nell’aria aleggiano gli echi di una commedia nera, Shameless non è una serie sciocca a baruffa. Anzi, è intelligente e perspicace perché ha la capacità – e la voglia – di riflettere sul mondo che abbiamo intorno. Non lo fa attraverso storie di uomini ricchi e privilegiati ma attraverso una famiglia del ceto medio-basso che si trova a far fronte a tutta una serie di problematiche. Shameless nasce per criticare proprio il suo stesso american way of life, sfatando il mito del grande sogno americano, e raccontando tutte le criticità di una nazione che è strozzata dalla burocrazia, da una sanità che non cura i più deboli, da un mondo del lavoro fin troppo competitivo e da un mondo della scuola (e delle università) che non si occupa seriamente dell’istruzione e di chi ne ha bisogno. Racconta anche di problemi come l’alcolismo, di omosessualità e il coming out, il tutto condito con uno stile fluido e ben arzigogolato e ben lontano dai meccanismi di una soap-opera.
Undici stagioni e non sentire il peso del tempo
Una serie che ha superato qualsivoglia aspettativa e che ha saputo sempre re-inventarsi senza mai perdere la sua unicità. Ed è questo il suo valore aggiunto. Dopo 11 stagioni, le idee e la forza narrativa non si sono affatto esaurite, anzi, Shameless ha continuato il suo dissacrante monologo della società, arrivando a parlare anche di Covid, confinamento e vaccini senza mai lasciarsi prendere troppo sul serio. E, forse, proprio per questo motivo ha segnato una decade di grandi cambiamenti sociali, culturali e politici.
