Dalle highway agli scaffali: l’Europa lancia i controdazi, colpiti i simboli dell’America di Trump



Il 15 aprile l’Unione Europea alzerà il livello dello scontro commerciale con gli Stati Uniti, imponendo una lista di dazi che sembra studiata per colpire al cuore l’America trumpiana.

Niente più bourbon, formaggi e alcolici: stavolta l’affondo è diretto verso i simboli delle roccaforti repubblicane, con un piano di contromisure suddiviso in tre fasi e con tariffe al 10% e al 25%, per un valore complessivo di 20,9 miliardi di euro.

La prima tranche di dazi – pari a 3,9 miliardi di euro – scatterà il 15 aprile e segnerà un chiaro segnale politico oltre che economico. L’obiettivo dichiarato di Bruxelles è pareggiare i conti con Washington, dopo anni di squilibri commerciali e tensioni.

Tra i prodotti colpiti, spiccano le motociclette Harley-Davidson con cilindrata superiore a 500 cc, le auto americane, gli yacht di lusso, ma anche simboli pop come i jeans Levi’s e le t-shirt di cotone, elementi iconici del lifestyle statunitense.

La nuova offensiva europea non risparmia nessun settore. Colpiti mirtilli rossi, burro d’arachidi, succo d’arancia e mais dolce, insieme a tabacco da masticare, sigari e sigarette. Un ventaglio che prende di mira l’agroalimentare del Midwest e del Sud, basi elettorali cruciali per il Partito Repubblicano.

Nel mirino finiscono anche prodotti del settore benessere e salute, tra cui oli, lacche, dischetti struccanti e camici, così come elettrodomestici (lavastoviglie, lavatrici, stufe) e materiali da costruzione come ceramiche, acciaio e alluminio.

Nemmeno il comparto tecnologico si salva: l’Europa imporrà dazi su joystick, pile e batterie, mirando a colpire anche l’industria dell’elettronica di consumo, uno dei fiori all’occhiello dell’export americano.

Più che una guerra commerciale, quella lanciata dall’Europa somiglia a una risposta chirurgica alla politica dei dazi unilaterali inaugurata da Trump. La scelta dei prodotti da colpire non è casuale: mira a generare pressioni politiche interne su Washington, soprattutto in un anno elettorale.

Con queste misure, Bruxelles intende non solo difendere l’economia europea, ma anche riaffermare un principio: nel commercio globale, le regole si rispettano. E chi le viola, ne paga il prezzo anche a colpi di dazi su Levi’s e motociclette.