Un’ombra di guerra aleggiava sul Medio Oriente, silenziosa e letale, ma secondo quanto rivelato dal New York Times, è stata fermata all’ultimo minuto dalle stanze più riservate di Washington.
L’amministrazione americana avrebbe infatti bloccato un’operazione militare israeliana destinata a colpire le infrastrutture nucleari iraniane.
Il piano, definito “imminente” da fonti riservate, prevedeva attacchi mirati con l’obiettivo di rallentare significativamente se non arrestare il programma atomico di Teheran.
Benjamin Netanyahu, da sempre falco sulla questione nucleare iraniana, aveva spinto per un’azione decisa, nel timore che l’Iran fosse ormai a un passo dalla soglia atomica.
Ma dalla Casa Bianca è arrivato un netto altolà. Il presidente Donald Trump, dopo un briefing ad alta tensione con il Pentagono e i vertici dell’intelligence, avrebbe preferito la via diplomatica, frenando l’impeto bellico del suo alleato.
“Non vogliamo una guerra. Vogliamo risultati”, avrebbe confidato il presidente ai suoi consiglieri più stretti.
Le ragioni di questa scelta affondano nella strategia di Trump di riprendere il dialogo con Teheran. Lo confermano gli incontri riservati avvenuti a Muscat, in Oman, dove emissari americani e iraniani avrebbero riaperto un canale di comunicazione diretto dopo anni di gelo. Un secondo round di colloqui è previsto a Roma nelle prossime settimane.
Israele, secondo fonti diplomatiche, non ha nascosto la propria frustrazione. “Ogni giorno perso è un giorno guadagnato da Teheran”, avrebbe detto un alto funzionario israeliano.
Ma l’amministrazione Trump è convinta che un’escalation ora sarebbe un errore strategico fatale, con il rischio di trascinare l’intera regione – già instabile – in una spirale di violenza.
Intanto, l’Iran continua a dichiarare che il proprio programma nucleare ha scopi pacifici, ma secondo l’AIEA e numerosi analisti, la soglia per la produzione di un ordigno è ormai vicinissima.
La tensione resta altissima. Ma per ora, almeno per ora, il mondo evita un altro fronte di guerra. E in diplomazia, anche il silenzio può essere un passo verso la pace.

