Racconto in bilico tra commedia e denuncia sociale
Successo di critica al Festival del Cinema di Venezia del 2024 e applaudito al cinema da ottimi incassi, Iddu è disponibile in Italia su Sky e NOW. Il film con Toni Servillo che racconta la latitanza del boss della mafia (recentemente scomparso), è una commedia nera dal grande appeal che evidenzia il torbido rapporto che c’è tra Stato, forze dell’ordine e criminalità organizzata.
È stato il 25 settembre del 2023 quando i telegiornali del nostro Paese hanno lanciato la notizia dell’arresto di Matteo Messina Denaro. Il boss di Cosa Nostra, tra i più crudeli e temibili, dopo che è stato latitante per più di trent’anni è finito, finalmente, in manette. Una storia che ha segnato un punto di svolta per le forze dell’ordine e per la stessa malavita organizzata, ora alle strette e con pochi “leader” che possano estendere il loro dominio su diverse attività. Senza uno dei boss più celebri, Cosa Nostra ha perso uno dei suoi tentacoli. E la cattura ha scoperchiato un vero e proprio Vaso di Pandora. Messia Denaro, poi, è morto otto mesi dopo a causa di una grave forma di cancro. Il suo “mito” però non è andato via. E’ rimasto nell’immaginario comune tanto da diventare una fonte di ispirazione per un film arrivato al cinema nel settembre del 2024. Stiamo parlando di Iddu – l’ultimo padrino, con Tony Servillo e Elio Germano. Il film che è stato presentato al Festival del cinema di Venezia ha avuto la sagacità di ironizzare sulla storia (vera) del Boss e, allo stesso tempo, di criticare aspramente i rapporti che la malavita ha avuto con lo Stato e le forze dell’ordine, complici di non aver mai voluto (chissà per quale motivo) di mettersi sulle tracce de criminale. Esce fuori un ritratto fuori dagli schemi di un’Italia e di una Sicilia in piena crisi e travolta dal potere effimero (e silente) della criminalità organizzata.
Tra storia e mito: Iddu e “l’ultimo padrino”
Nella Sicilia dei primi anni 2000, Catello Palumbo è un politico che è stato condannato per concorso esterno in associazione di tipo mafioso. Nonostante si proclama innocente cerca in ogni modo di trovare un escamotage per uscire indenne dalla situazione. Si apre una porta dal momento in cui si vede offerta la libertà da parte dei servizi segreti in cambio del suo aiuto nel catturare il suo “figlioccio” d’un tempo: ovvero il boss mafioso Matteo Messina Denaro. Un’occasione che Catello accetta di buon grado, sperando di trovare così la sua occasione di riscatto. Così comincia una corrispondenza epistolare con il boss che di rivela, ormai, di essere stanco della sua vita da latitante. Nella speranza di indurlo a rivelarsi per errore, Catello crede uno dei suoi pizzini possa rivelare il suo nascondiglio. l piano di Catello, tuttavia, fallisce, finendo con l’arrestare solo i familiari di Matteo, i quali, per vendetta, faranno poi ammazzare il genero dell’ex-sindaco. Sullo sfondo resta un’immagine rarefatta della Sicilia, come restano sulla cornice i sogni di rivalsa, di riscatto di un uomo misero che spera di poter giocare con i poteri della mafia con lo scopo di salvare se stesso.
Un film che riflette sul rapporto tra Stato e mafia
Partendo dalla cronaca vera, Iddu racconta l’Italia di inizio anni 2000 con i toni di una commedia nera. Un espediente di tutto rispetto che permette alla storia di non diventare una semplice ricostruzione dei fatti ma, in questo modo, si aggiunge un po’ di “pepe” alla vicenda. Miscelando, infatti, i fatti realmente accaduti, alla cronaca giudiziaria e alla pura funzione cinematografica, Iddu sembra un film che non si prende mai troppo sul serio e, invece, proprio in quell’ironia sottile si trova il senso del racconto. La commedia, infatti, non è altro che un espediente per gettarsi in una critica sagace alle forze dell’ordine che mai hanno voluto utilizzare i mezzi giusti per arrestare il boss, e per mostrare anche quei rapporti tra lo Stato e mafia, nati solo per ereggere un velo di omertà. Una critica che, per l’appunto, viene riletta attraverso la storia surreale ma d’impatto di Catello che trova in questo rapporto epistolare con il boss un modo per scoprire se stesso e correggere gli errori che ha commesso. Iddu, però, non è un film fine a stesso. Nella sua semplicità è complesso, con dialoghi forbiti e pungenti, che mettono in scena una sorta di commedia degli equivoci intensa, brillante e che strappa più di una risata.
Tony Servillo si conferma un attore molto versatile
Al di là una sceneggiatura coinvolgente e che gioca bene con i suoi punti deboli e più agiografici, a brillare è il cast tanto da regalare veridicità alla vicenda. Assodato che Elio Germano è sempre al top delle sue qualità – qui in qualità di co-protagonista -, è Tony Servillo che brilla su tutti. Lui interpreta il sindaco corrotto, l’uomo che vuole mantenere il suo status e che sfrutta qualsiasi occasione pur di arrivare al suo scopo, anche se è un uomo infimo, viscido e con poco amor proprio. L’attore napoletano in Iddu si conferma una gemma per il cinema del nostro Paese. Non solo ha tempi comici ma è capace di passare da ruoli più semplici a più articolati con tantissima caparbietà.