Il caso di Aldo Braibanti rivive in “Il signore delle formiche”. Questa sera in prima tv su Rai Storia

Un film che miscela l’abile narrazione storica alla rilettura di un personaggio molto scomodo per la realtà politica degli anni ’60. Luigi Lo Cascio è Aldo Braibanti in Il signore delle formiche che riverbera il caso giudiziario che sconvolte e interessò l’opinione pubblica italiana del secondo dopo guerra, alle prese l’ingombrante eredità fascista. Nella giornata mondiale contro l’omofobia, il film arriva in prima tv su Rai Storia (e poi su RaiPlay).

La nostra storia contemporanea ha lasciato in eredità tante figure che hanno lasciato un’impronta nell’immaginario collettivo. Alcune sono conosciute per le loro “prodezze” in campo politico, altre ancora sono celebri per essere personaggi “scomodi” e che hanno lo stesso lasciato un’impronta in un tessuto sociale scosso da grandi cambiamenti. E proprio questi ultimi sono le figure più rappresentative di un’Italia che non ha più nessuna voglia di piegarsi a un potere forte o repressivo. Oggi è giusto ricordare Il signore delle formiche, diretto da Gianni Amelio e con Luigi Lo Cascio come protagonista, che arriva in tv per la prima volta su Rai Storia nella giornata mondiale contro l’omofobia che si celebra ogni 17 maggio. Una scelta che cade a pennello dato che il film racconta, con una presa diretta e con molto entusiasmo, la figura di Aldo Braibanti.

Lui, storicamente, è stato un poeta, uno scrittore, un partigiano e un fiero antifascista e, nella prima metà degli anni ’60, a causa della sua natura da intellettuale di sinistra e per la sua latente omosessualità è finito al centro di uno spinoso causo giudiziario che ha finito per interessare l’opinione pubblica e tutti gli i movimenti studenteschi dell’epoca. Un film di grande valenza che, inconsapevolmente, ha riflettuto sui danni lasciati in eredità dall’epoca fascista e su quanto sia difficile – anche in termini più moderni – far cadere i miti di un regime che ha cambiato (forse per sempre) gli assetti politici e sociali del nostro paese. Con Il signore delle formiche si va ben oltre la pura e semplice ricostruzione storia. Il regista non ha fatto altro che raccontare il suo punto di vista su un personaggio di spicco e che ha lottato strenuamente per le sue idee.

Il signore delle formiche, tra storia e falso documentario

In un’Italia che sta guardando al futuro dopo gli anni della guerra ma che si affaccia a un periodo sociale molto complicato, tra manifestazioni, scioperi e bagarre politiche, si delinea la figura di Albo Braibanti. Lui è un partigiano e un uomo di grande cultura che vive a Piacenza. Attira attorno a se un gruppo sempre più nutrito di persone, sedotti dalla sua intelligenza e dal suo fascino di “uomo di altri tempi”. Attira anche le malelingue del paese che, più volte, costringono Aldo a vivere in solitaria. Fino a quando non conosce Ettore (interpretato da Leonardo Maltese).

Tra i due il rapporto diventa sempre più profondo e, nonostante gli impedimenti, vivono di nascosto una passionale storia d’amore. I due vengono scoperti e denunciati. Ettore finisce in una clinica a cui più volte viene sottoposto all’elettroshock, mentre Aldo viene trascinato in un’aspra battaglia legale con l’accusa di plagio e di aver sottomesso alla propria volontà un gruppo di giovani. Il processo pare già avere il suo finale, fino a quando un giornalista dell’Unità si occupa del caso, cercando di smuovere e le coscienze e coinvolgere la politica in quel processo-farsa che vorrebbe condannare un uomo solo per le sue idee politiche e per le proprie inclinazioni sessuali.

Chi è stato Albo Braibanti

Dicevamo, la figura di Braibanti è stata piuttosto scomoda tanto è vero che la sua stessa memoria non è presente nei libri di storia. Il film ne ricostruisce gli aspetti più importanti e regala al pubblico un ritratto dolce e amaro di un uomo di grande cultura e che si è trovato a scontrarsi con un’Italia ancorata a vecchi retaggi difficili da cancellare. Lui è morto nel 2014 e ha lasciato una grande eredità, in quanto è stato scrittore e drammaturgo ma, causa forza maggiore, il caso giudiziario in cui è stato coinvolto lo ha reso tristemente celebre agli occhi tutti. Ha destato scalpore perché il reato di plagio fu istituito durante l’epoca fascista ma mai applicato fino a quel momento. Alcuni sospettarono che il processo sia motivato in realtà dalla volontà di perseguire le idee politiche di Braibanti e, soprattutto, la sua omosessualità.

L’unico a prendere a cuore il “caso Braibanti” fu Ennio Scribani (nel film interpretato da Elio Germano), un giornalista de l’Unità che decise di raccontare con grande partecipazione emotiva l’intera vicenda. Tuttavia si renderà presto conto di quanto l’opinione pubblica e lo stesso PCI siano disinteressati a questo caso. Dopo un processo durato quattro anni, nel 1968, Aldo Braibanti viene condannato a nove anni di reclusione, divenuti quattro in appello, pena confermata in Cassazione. Scontò due anni di carcere, mentre gli altri due gli furono condonati perché partigiano della Resistenza. Questa condanna ebbe una grande eco nella stampa internazionale, che evidenziò la profonda anomalia del reato contestato e della sua gestione da parte del sistema processuale italiano.

L’importanza dell’eredità storica

Il film non è solo il racconto di uno spinoso caso giudiziario che, di base, non ha nessuna ragione di esistere ma è importante proprio per i suoi echi che, inconsapevolmente, si riflettono su gli assetti politici e sociali che stiamo vivendo in Italia (e nel mondo). Sappiamo che il periodo storico non è dei migliori e con l’avanzare delle destre estreme che piegano gli eventi storici a loro piacimento solo per imporsi in un elettorato stanco e frammentario, la storia di Braibanti non deve passare inosservata. Insegna quanto sia importante combattere per le proprie idee e quanto sia importante combattere per mantenere intatta l’eredità storica, così da imparare dai propri errori e, chissà, immaginare un modo più coeso e giusto.