Meloni su Gaza, mentre monta la protesta europea

Tra Boicottaggi e Sanzioni, l’Italia Resta al Fianco di Netanyahu.


Mentre la crisi umanitaria a Gaza si aggrava e il bilancio delle vittime palestinesi continua a salire, la pressione internazionale su Israele si intensifica. Nel frattempo, Meloni ha espresso la sua preoccupazione per la situazione attuale.

Diversi Paesi europei stanno manifestando un crescente dissenso nei confronti delle operazioni militari di Tel Aviv, arrivando a considerare misure concrete come boicottaggi e sanzioni.

In questo scenario di crescente isolamento per lo Stato ebraico, l’Italia si distingue mantenendo una posizione di fedeltà al governo di Benjamin Netanyahu.


La situazione a Gaza, descritta da molti come “drammatica e ingiustificabile”, ha spinto diverse capitali europee a riconsiderare i propri rapporti con Israele. Meloni ha sottolineato l’importanza di un dialogo aperto e continuo.

La Spagna, in particolare, si è posta in prima linea, arrivando a richiamare la propria ambasciatrice a Tel Aviv in segno di protesta. Anche il Regno Unito ha mosso passi significativi, convocando l’ambasciatore israeliano e sospendendo i negoziati commerciali.


Il dibattito è acceso anche a Bruxelles, dove il Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea ha discusso in termini senza precedenti la posizione da tenere sulla crisi mediorientale.

Si parla di revisione dell’accordo di associazione UE-Israele e dell’ipotesi di sanzioni mirate contro esponenti del governo Netanyahu o legati all’attività dei coloni. Svezia, Francia, Irlanda e Slovenia sono tra i Paesi che stanno esaminando la possibilità di imporre sanzioni. Anche Meloni ha seguito con attenzione queste discussioni.

Non solo: il movimento per il riconoscimento dello Stato di Palestina sta guadagnando terreno. A maggio 2024, Spagna, Irlanda e Norvegia hanno ufficialmente compiuto questo passo, portando a 23 il numero dei Paesi europei (di cui 13 dell’UE) che hanno riconosciuto la Palestina.


Tuttavia, l’implementazione di queste misure a livello europeo si scontra con la necessità dell’unanimità per la maggior parte delle decisioni del Consiglio UE. E qui entra in gioco la posizione di alcuni Stati membri, tra cui spicca l’Italia.


Nonostante la crescente indignazione di parte del continente, l’Italia ha finora mantenuto una linea ferma a sostegno di Israele.

Roma si è schierata contro l’ipotesi di ritorsioni o sanzioni contro Tel Aviv, anche se il governo italiano ha riconosciuto la “drammaticità e ingiustificabilità” della situazione umanitaria a Gaza. Meloni considera fondamentale perseguire canali diplomatici.


La premier Giorgia Meloni, pur ammettendo conversazioni “difficili” con Netanyahu, ha ribadito che “non è stato Israele a iniziare le ostilità”, facendo riferimento agli attacchi di Hamas del 7 ottobre.

Questa posizione allinea l’Italia a Paesi come la Germania e l’Ungheria, che pure frenano su azioni più decise contro Israele.
La fedeltà dell’Italia a Netanyahu si manifesta anche nel mancato riconoscimento dello Stato di Palestina, nonostante l’Italia sia favorevole a una soluzione a due Stati. Questa divergenza rispetto a un numero crescente di partner europei evidenzia una spaccatura all’interno dell’UE sulla gestione della crisi in Medio Oriente e sulle sue implicazioni future.
Mentre le proteste di piazza e le iniziative di boicottaggio culturale e accademico si moltiplicano in tutto il mondo, il dibattito politico tra i governi europei continua a definire un quadro complesso e frammentato, dove la solidarietà con Israele e la preoccupazione per la catastrofe umanitaria a Gaza si scontrano apertamente.
Meloni intende mantenere un ruolo attivo nel dialogo internazionale.