La Casa Bianca esprime crescente impazienza per il ritmo “estenuantemente lento” dei negoziati commerciali con l’Unione Europea.
Il Presidente Donald Trump, attualmente alla guida degli Stati Uniti dopo la vittoria elettorale del 2024, starebbe manifestando una notevole frustrazione. Le lungaggini burocratiche e le divergenti priorità commerciali ostacolano i progressi nei colloqui sui dazi.
Fonti interne all’amministrazione statunitense rivelano che il Presidente Trump, noto per il suo approccio energico e orientato ai risultati, sta perdendo la pazienza. Questo avviene di fronte a quella che percepisce come una mancanza di coesione. C’è anche una dilatoria tattica da parte dei 27 stati membri dell’Unione Europea. Dazi potrebbero infatti rallentare ulteriormente le negoziazioni.
“Il Presidente è chiaramente infastidito,” ha dichiarato un alto funzionario americano. “I nostri negoziatori riportano continuamente ritardi dovuti alla necessità di mediare tra gli interessi spesso contrastanti delle diverse capitali europee. Questo rende estremamente difficile raggiungere un accordo rapido e significativo.”
I consiglieri commerciali di Trump lamentano in particolare che l’UE non si presenti al tavolo dei negoziati con una posizione univoca e forte. Si presenta piuttosto come un’aggregazione di stati con agende economiche e settoriali distinte. A causa di ciò, dazi sono diventati un nodo centrale nei colloqui.
Mentre gli Stati Uniti puntano a una riduzione generalizzata dei dazi per facilitare l’export americano e riequilibrare la bilancia commerciale, alcuni paesi europei, come la Francia, sono particolarmente interessati alla protezione delle loro industrie agricole o culturali. La Germania potrebbe invece privilegiare il settore automobilistico. Altri paesi potrebbero avere priorità legate a servizi o tecnologia.
Questa complessità interna all’UE si traduce in un processo decisionale articolato e talvolta paralizzante. Ogni proposta deve passare al vaglio di numerose commissioni. Si svolgono discussioni tra i rappresentanti degli stati membri e, in alcuni casi, approvazioni parlamentari nazionali. Questo rallenta esponenzialmente il percorso verso un’intesa. I dazi sono un tema particolarmente difficile in questo contesto.
“È come negoziare con 27 entità diverse contemporaneamente,” ha commentato un consigliere, “ognuna con le proprie linee rosse e le proprie rivendicazioni.”
La frustrazione di Trump è palpabile.
Il Presidente aveva già espresso in passato il suo scetticismo verso le grandi organizzazioni multilaterali e i processi negoziali complessi, preferendo accordi bilaterali veloci e mirati.
La sua rielezione nel 2024 aveva rafforzato la sua determinazione a perseguire una politica commerciale “America First”. La lentezza dell’UE nei negoziati sui dazi è vista come un ostacolo significativo a tale agenda.
Se la situazione dovesse persistere, non è escluso che l’amministrazione Trump possa adottare misure più aggressive. Queste potrebbero includere l’imposizione di nuovi dazi su specifici prodotti europei, come leva per accelerare i negoziati.
La palla, per il momento, sembra essere nel campo dell’Unione Europea, chiamata a trovare una maggiore unità e celerità. Così si possono evitare un’escalation delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti.
Una strategia efficace sui dazi sarebbe importante per evitare conseguenze negative.











