Il Mostro: Netflix annuncia la serie tv sul mostro di Firenze che porta la firma di Stefano Sollima

Il colosso dello streaming americano si affida alla mano sicura di Stefano Sollima per raccontare uno dei fatti di cronaca nera che più hanno sconvolto il nostro Paese – e la provincia di Firenze – tra gli anni ’80 e ’90. Con Il Mostro si vogliono riverberare fatti e misfatti dei “compagne di merende” e dei loro macabri omicidi. 

I fatti di cronaca, molto spesso, sono un punto di partenza per riflettere sul mondo in cui viviamo. Consentono di guardare con occhi diversi ciò che è accaduto attorno a noi. In tv (come al cinema) ci si affida al “falso documentario” per riflettere su tutte le incongruenze della società contemporanea. Proprio di recente, uno dei più grandi casi di cronaca nera che hanno interessato l’opinione pubblica, si appresta a rivivere sotto forma di una serie tv. L’annuncio da parte di Netflix è arrivato nel corso della giornata dell’8 luglio, dove con un breve video di presentazione, è stato annunciato l’arrivo de Il Mostro.

Si fa riferimento al “tristemente celebre” mostro di Firenze. Parliamo di quel caso di cronaca nera che ha gettato nella paura gli abitanti del capoluogo toscano e tutta l’Italia. Erano stretti nella morsa di un serial killer arguto, scaltro e sadico. Non è una serie internazionale ma il progetto è tutto italiano. Alla regia c’è Stefano Sollima che, più volte, si è cimentato in racconti complessi e stratificati su tutte le incongruenze del nostro molto. Il mostro è atteso in Italia il prossimo 22 ottobre. 

Il mostro: i primi spoiler 

Con il rilascio del teaser trailer e di una nuova immagine ufficiale, Netflix annuncia che “Il Mostro”, arriverà solo su Netflix dal 22 ottobre, in concomitanza con il 10esimo anniversario dell’arrivo del servizio in Italia. La serie tv è in 4 episodi. È diretta da Stefano Sollima e creata da Leonardo Fasoli e Stefano Sollima. Racconta Il Mostro di Firenze. La serie tv, una produzione The Apartment – società del gruppo Fremantle – e AlterEgo, è prodotta da Lorenzo Mieli, Stefano Sollima e Gina Gardini. Tra i suoi interpreti ci sono Marco Bullitta, Valentino Mannias, Francesca Olia, Liliana Bottone, Giacomo Fadda, Antonio Tintis e Giordano Mannu. Al centro del racconto non c’è solo il processo (ancora aperto) ai danni del Mostro ma si ricostruiscono anche tutte le dinamiche.

Otto duplici omicidi. Diciassette anni di terrore con la stessa arma: una beretta calibro 22. Una delle più lunghe e complesse indagini italiane il primo e più brutale serial killer della storia del Paese: il Mostro di Firenze. Questa storia è stata ricostruita sulla base dei procedimenti e delle indagini ancora in corso. In una storia in cui i mostri possibili, nel corso del tempo e delle indagini, sono stati molti, il nostro racconto esplora proprio loro. Racconta i mostri, dal loro punto di vista. Perché il mostro, alla fine, potrebbe essere chiunque.

Il mostro: tra realtà e fiction 

È l’appellativo con il quale i giornali definirono uno o più serial killer non identificati autori di otto duplici omicidi commessi tra il 1968 e il 1985. Le vittime delle aggressioni erano coppie di fidanzati appartate nelle campagne nei dintorni di Firenze. Questo rappresentò il primo caso conosciuto di omicidi seriali ai danni di coppie in Italia e ricevette una vasta risonanza mediatica sia all’epoca dei delitti che durante i diversi processi contro i presunti responsabili. Per questo influenzò abitudini e vissuto quotidiano dell’intera popolazione residente nella provincia di Firenze negli anni ’80. La popolazione iniziò a evitare di appartarsi in luoghi isolati. Il fatto che le vittime fossero giovani fidanzati stimolò peraltro il dibattito nei media sull’opportunità di concedere con maggiore disinvoltura ai figli la possibilità di trovare l’intimità a casa, evitando così i luoghi isolati e pericolosi.

Il Mostro: un caso con poche luci e tante ombre 

Un’inchiesta avviata agli inizi degli anni novanta dalla procura di Firenze ha portato alla condanna in via definitiva nel 1999 di due uomini identificati come autori materiali di quattro duplici omicidi, i cosiddetti “compagni di merende”, tali Mario Vanni e Giancarlo Lotti. Mentre un terzo, Pietro Pacciani, condannato in primo grado a più ergastoli per i duplici omicidi commessi dal 1974 al 1985 e successivamente assolto in appello, morì prima di essere sottoposto a un nuovo processo di appello dopo l’annullamento nel 1996 della sentenza di assoluzione da parte della Cassazione, al termine della quale fu dichiarato innocente in via definitiva.

Le procure di Firenze e, nei primi anni 2000, quella di Perugia, sono state impegnate in numerose indagini volte a individuare i responsabili esecutori materiali dei duplici omicidi e poi i possibili mandanti. Le indagini si sono focalizzate anche su un possibile movente di natura esoterica. Questo avrebbe spinto una o più persone a commissionare i delitti. Tuttavia, non si è arrivati a alcun riscontro oggettivo. Alla somma di tutte le ipotesi fatte nel corso degli anni, il caso rimane fino ad oggi irrisolto.