Il Senato italiano si appresta a dare il proprio voto finale il 22 luglio. Questo voto riguarda la storica riforma della giustizia che introduce la separazione delle carriere nella magistratura. La riforma istituisce due distinti Consigli Superiori della Magistratura (Csm): uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri.
Questo provvedimento rappresenta uno dei cuori pulsanti della riforma sostenuta dalla maggioranza e patrocinata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal ministro della Giustizia Carlo Nordio.
L’articolo 2 del ddl modifica la Costituzione. Introduce la formula delle “distinte carriere dei magistrati giudicanti e requirenti” nell’articolo 102 della Carta. Questo cambiamento mira a garantire la completa distinzione tra chi giudica e chi esercita l’azione penale. Questo è un tema a lungo dibattuto in Italia.
La riforma prevede due Consigli Superiori della Magistratura, ciascuno competente per uno dei due rami della magistratura: giudicante (giudici) e requirente (pubblici ministeri). I nuovi Csm saranno composti per due terzi da magistrati estratti a sorte tra quanti avranno i requisiti. Inoltre, per i membri laici verrà utilizzato un meccanismo di “sorteggio temperato”, cioè una selezione casuale da un elenco precedente eletto dal Parlamento.
Viene istituita un’Alta Corte con competenze disciplinari sulle toghe. Questa funzione oggi è in capo al Csm unico. Inoltre, i nuovi Csm gestiranno solo aspetti amministrativi e di assegnazione degli incarichi.
Dopo il voto del 22 luglio al Senato, necessario per la prima approvazione, la riforma dovrà tornare alla Camera per una seconda lettura a distanza di almeno tre mesi, come impone la procedura di revisione costituzionale. Sono in previsione forti discussioni e possibile richiesta di referendum confermativo, salvo che la maggioranza dei due terzi non venga raggiunta in entrambe le Camere.
La riforma arriva dopo settimane di votazioni su centinaia di emendamenti, quasi tutti respinti grazie all’utilizzo del cosiddetto “canguro” (voto che raggruppa emendamenti simili). Questo è stato possibile con il sostegno compatto della maggioranza. Le opposizioni contestano il rischio che la separazione delle carriere possa minare le garanzie del sistema accusatorio. Inoltre, accentua la subordinazione delle procure al potere esecutivo e solleva il timore di uno squilibrio tra accusa e difesa nel processo penale.
I sostenitori della riforma, invece, sottolineano come la terzietà del giudice—che nasce anche dalla netta separazione delle funzioni e dei percorsi professionali—sia la migliore tutela per l’imputato. Inoltre, è una garanzia di equilibrio nel sistema giudiziario.
Il passaggio in Senato del 22 luglio rappresenta solo il primo atto. Sarà necessaria una seconda deliberazione da parte di Camera e Senato a distanza di almeno tre mesi, come previsto dall’art. 138 della Costituzione. Se la maggioranza dei due terzi non sarà raggiunta, non è escluso che si ricorra a un referendum popolare nella primavera del 2026.
Il futuro della giustizia italiana si gioca dunque su un terreno di alta tensione politica e istituzionale. La nascita di due Csm distinti segnerà una svolta epocale nell’ordinamento giudiziario.
Il 22 luglio il Senato si esprimerà definitivamente sulla riforma che introduce la separazione delle carriere dei magistrati e i due Consigli Superiori. Sarà solo il primo round di un percorso parlamentare e costituzionale destinato a continuare nei prossimi mesi. La Camera sarà chiamata a pronunciarsi in autunno. Inoltre, c’è la prospettiva di un eventuale referendum nazionale.











