In una presa di posizione coraggiosa e unanime, i leader delle Chiese cristiane in Terra Santa, guidati dal patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, e dal patriarca greco-ortodosso Teofilo III, hanno annunciato la loro ferma intenzione di non evacuare la popolazione cristiana da Gaza.
La decisione, supportata da clero, religiosi e suore, riflette un impegno profondo e un senso di responsabilità verso la comunità locale.
In un contesto di violenza e sofferenza crescenti, la comunità cristiana di Gaza, sebbene numericamente ridotta, rappresenta un tassello storico e vitale nel tessuto della Striscia.
La loro scelta di rimanere non è solo un atto di fede, ma anche una dichiarazione di solidarietà con l’intera popolazione civile, indipendentemente dalla religione.
“Lasciare Gaza e cercare di fuggire verso sud sarebbe una condanna a morte,” hanno dichiarato i due patriarchi. Hanno sottolineato i pericoli e i rischi incalcolabili che una fuga di massa comporterebbe. La loro posizione, espressa in una nota congiunta, si oppone con forza all’idea di uno sfollamento forzato e deliberato dei civili. Un’azione che, a loro avviso, non può essere giustificata in alcun modo.
La decisione di Pizzaballa e Teofilo si inserisce in una lunga tradizione di resilienza e servizio. La comunità cristiana, attraverso le sue scuole, ospedali e centri di accoglienza, è da tempo un punto di riferimento per l’intera popolazione di Gaza. Offre infatti assistenza e supporto in un ambiente spesso ostile.
Il gesto dei patriarchi non è isolato.
Suore come suor Nabila Saleh, della congregazione delle Rosary Sisters, hanno continuato a lavorare instancabilmente nella Striscia. Esse testimoniano le atrocità del conflitto e prestano soccorso. La loro presenza è una conferma vivente che la Chiesa non abbandona i suoi figli più vulnerabili. Rimane invece al loro fianco per condividere il dolore e offrire un barlume di speranza.
Questa scelta eroica solleva un messaggio potente a livello globale. Il futuro della regione non può basarsi sulla prigionia, sullo sfollamento o sulla vendetta. I leader religiosi chiedono alla comunità internazionale di agire con giustizia e pace. Devono mettere fine a una tragedia che sta distruggendo la vita di civili innocenti.
A sostegno di questa missione, Papa Leone XIV ha espresso la sua vicinanza e il suo appello per la pace. In una recente telefonata al cardinale Pizzaballa, il Pontefice ha ribadito la necessità di porre fine a questa “tragedia ingiustificabile”. Il suo intervento, insieme all’impegno dei patriarchi, sottolinea la profonda preoccupazione del Vaticano e della Chiesa universale per le sorti della popolazione di Gaza.
La comunità internazionale è ora chiamata a rispondere a questo appello, non solo con parole, ma con azioni concrete per proteggere i civili e garantire un futuro di pace e dignità per tutti gli abitanti della Terra Santa.








