Dal Festival di Venezia: il mito di Frankenstein torna grazie a Guillermo del Toro. Ed è subito amore

Una rivisitazione intensa e carnale. Una storia che scava sul significato di amore, morte, su dei e miti. Il Frankenstein di Guillermo del Toro è un film di rara bellezza e profondità. Su Netflix dal 7 novembre. 

Non è facile trovare un modo semplice (ma efficace) per portare sul grande schermo uno dei grandi classici della letteratura di fine ‘800, come il Frankenstein di Mary Shelley. Fin dall’alba del cinema, quella storia così tormentata dell’uomo che gioca a fare Dio e’ stata raccontata in tanti e diversi modi diversi. Alcuni funzionali, altri un po’ meno. E in un’epoca in cui il “vecchio” torna di moda (ancora una volta), e’ stato Guillermo del Toro che ha preso in mano le redini del progetto e ha scritto il suo punto di vista sulla storia di Victor Frankenstein.

Il film che arriverà su Netfix dal 7 novembre, e’ stato presentato al Festival del cinema di Venezia a cui è stato invitato anche tutto il cast, composto da tanti volti noti. Oscar Isaac ha interpretato Victor, e Jacob Elordi (il neo-divo del cinema nato grazie alla serie di Euphoria) e’ la creatura nata da un esperimento dí Frankenstein. Al netto di qualsiasi aspettativa, il film è convincente sotto tanti e diversi punti di vista. Del Toro con il suo stile inconfondibile scrive una favola dark molto intensa che riflette sulla natura umana. 

Frankenstein, di cosa parla il film? 

La storia di Frankenstein, raccontata per la prima volta dalla scrittrice inglese Mary Shelley nel romanzo gotico omonimo scritto tra il 1816 e il 1817, è ambientata nel XVIII secolo. Narra le vicende del dottor Victor Frankenstein, uno scienziato di Ginevra (anche se nel film questo non viene menzionato) che, dopo gli studi medici, decide di realizzare un progetto ambiziosissimo: ricreare la vita dopo la morte. Dopo essersi recato nei cimiteri e avere studiato i cadaveri e la loro decomposizione, Victor cerca di spingersi fin dove nessuno è mai arrivato.

Vuole creare qualcosa di vivo da una materia inanimata e realizza una creatura composta di pezzi di cadaveri. Questo “mostro” ha una forza smisurata e un aspetto deforme, pur derivando da materia morte è viva. La creatura scapperà subito dopo essere stata creata. Il Dr. Frankenstein che, dopo averlo visto, cerca di ucciderlo, fugge via anche lui, abbandonando al suo destino per il suo aspetto spaventoso.  Ma la creatura tornerà in gran segreto stravolgendo la vita del dottore in un confronto tra i ghiacci dell’Antartide.

Frankenstein: una moderna favola dark 

Nessuno come del Toro ha saputo rinnovare il cinema grazie al suo mix di fantasy, horror, avventura e gotico. Le innate qualità sono tangibili fin dai primi minuti del film. Concepito con una trama che si stacca – per quanto possibile – dal testo originale, il regista sceglie di ambientare il tutto in una sorta di epoca ibrida dove la morte e la tragedia sono sempre dietro l’angolo e sviluppare il racconto su due punti di vista. Per il regista è una sorta di ritorno alle origini. Qui si respira la stessa atmosfera della sua prima cinematografia, ma allo stesso tempo si legge la complessità della sua poetica.

Del Toro mescola il dark, l’horror e l’introspezione con tanta arguzia. Il messaggio poi è ben scritto: i veri mostri sono sempre gli uomini. Fiaba oscura e tragica, malinconica e disperata, questa nuova versione di Frankenstein ha una dimensione diversa in cui pervade la violenza e l’ orrore ma nulla è mai eccessivo  o gratuito. Ogni cosa viene ponderata con stile e soppesando le due anime del racconto. Su tutto e tutti domina la contrapposizione tra ragione e cuore, tra meccanica e mente. Questa dicotomia ci ricorda quanto spesso il peggior crimine è fidarci più della nostra tecnologia. 

Frankenstein, un film da vedere

Senza dubbio è un film accessibile a tutti dato che parla con un linguaggio giusto e utilizza il cast giusto, e piace perchè recupera il suo fascino non solo dei film della Hammer dell’epoca d’oro del genere monster, ma anche di ciò che è stato il Dracula di Coppola. Qui è tutto più cool ma nulla toglie a una storia che racconta le sfumature più profonde dell’animo umano.