Era il 9 settembre del 2001 il giorno in cui, per la prima volta e sugli schermi della HBO, ha fatto il suo debutto la serie di Band of Brothers. Successo di critica e di pubblico, ad oggi è considerata una tra le produzioni della seconda golden age più belle di sempre, grazie a una scrittura sopraffina e a un ritmo incalzante. È in Italia su NOW.
Più di venti anni fa, il mondo della tv era totalmente diverso rispetto a quello che stiamo vivendo in questa folle contemporaneità. Di fianco a una tv generalista c’era la tv satellitare e a pagamento che, all’epoca, ha cominciato a proporre storie uniche e fuori dagli schemi per un pubblico selettivo e che era in cerca di una tv di qualità oltre che al mero intrattenimento. E nel 2001, proprio sulla stessa rete tv che ha poi dato i natali a serie come Game of Thrones e Westworld, è arrivato per la prima volta il mito di Band of Brothers.
Il 9 settembre di 24 anni ha fatto capolino il primo storico episodio e, da quel momento, l’universo televisivo ha potuto conoscere una tra le storie più belle e complete che ma mai fino a quel momento sono arrivate nel piccolo schermo. A distanza di mezzo secolo di vita, Band of Brothers non ha perso il suo fascino ed è diventata un cult per gli appassionati. Ecco perché andrebbe rivista senza se e senza ma.
Band of Brothers: tra mito e storia
Per l’appunto, era il 9 settembre del 2001 il giorno in cui ha debutto su HBO Band of Brothers, all’epoca la miniserie più costosa mai realizzata. Incentrata sulla storia della Compagnia Easy, 101esima Divisione Aerotrasportata dell’esercito degli Stati Uniti, dall’inizio dell’addestramento al D-Day sulla spiaggia di Utah Beach, alla fine della guerra. La storia è bastata sul libro dello storico Stephen Ambrose: Banda di fratelli, con le storie degli uomini della Compagnia Easy passati alla storia per aver preso parte al D-Day, il 6 giugno del 1944, a Utah Beach. Minatori, pescatori, boscaioli e agricoltori, oltre a qualche studente universitario, si ritrovarono insieme, da un giorno all’altro, per entrare a far parte di una guerra che avrebbe segnato per sempre le loro vite e quelle delle loro famiglie. Il punto di vista di Ambrose si concentra sul senso di appartenenza e vicinanza che aveva trasformato prefetti estranei, di età e provenienza diverse, in una famiglia: una banda di fratelli, appunto.
Attraverso i loro occhi, Band of Brothers ci racconta le drammatiche, toccanti e sconvolgenti storie di uomini comuni trasformati in assassini e bersagli del nemico da una catena di comando impegnata a gestire un numero di soldati talmente grande da perdere di vista la loro individualità e, in qualche caso, anche la loro umanità. Prodotta da Steven Spielberg e Tom Hanks, che avevano già lavorato insieme al war movie di Spielberg: Salvate il soldato Ryan (1998) premiato con 5 Oscar e 2 Golden Globes, Band of Brothers vide la luce grazie alla co-produzione di HBO – che credeva fortemente nel progetto – nel settembre del 2001.

Stephen Ambrose scrisse tutti e 10 gli episodi insieme a Tom Hanks (anche regista), e ad altri sceneggiatori di grande talento, fra cui Graham Yost (Speed, Il castello, Justified) e Bruce C. McKenna (The Pacific, Six). Il cast di questa serie corale vedeva la partecipazione e il grande impegno di molti attori noti e amati dal pubblico, e di volti spesso icone del piccolo e del grande schermo. Come Damian Lewis (Homeland), David Schwimmer (Friends), Ron Livingston (Boardwalk Empire), Donnie Wahlberg (Blue Bloods), Scott Grimes (The Orville), Michael Fassbender (Alien: Covenant), Michael Cudlitz (The Walking Dead), Neal McDonough (Suits), Kirk Acevedo (Oz), Jason O’Mara (L’uomo nell’alto castello), Simon Pegg (L’alba dei morti dementi), Colin Hanks (Fargo), James McAvoy (Split), Frank John Hughes (I Soprano, 24), Tom Hardy (Taboo) e il noto presentatore Jimmy Fallon, guest star in un episodio.
Band of Brothers: un cult che non passa mai di moda
Premiata ai Golden Globes come migliore miniserie, Band of Brothers ha richiesto un budget di oltre 125 milioni di dollari – all’epoca non proprio da tutti, per una produzione televisiva – tanto da diventare la più costosa di sempre e ha puntato tutto sulla verosimiglianza. Steven Spielberg, Tom Hanks e Stephen Ambrose hanno sottoposto le sceneggiature ai veri sopravvissuti della Easy Company per ottenere la loro approvazione e apportare le correzioni a eventuali imprecisioni storiche. Un lavoro accurato che è sfociato in una miniserie ad alta tensione drammatica, ricca di preziose riflessioni sull’orrore della guerra e sui sentimenti di chi, da un giorno all’altro, è costretto ad abbandonare la propria casa e i propri cari per entrare a far parte di un evento che, a patto di sopravvivergli, lo cambierà per sempre.