A un anno esatto dalla sua presentazione, il rapporto di Mario Draghi sulla competitività europea è al centro di una conferenza a Bruxelles che vede la partecipazione dell’ex premier italiano e della Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen.
L’evento, molto atteso, fa il punto sui progressi compiuti e sulle sfide ancora aperte. Esso mette in luce la lentezza con cui l’Unione sta attuando le riforme necessarie.
Il rapporto, commissionato dalla stessa von der Leyen, conteneva 383 raccomandazioni. L’obiettivo era affrontare quella che Draghi definiva una “sfida esistenziale” per l’Europa. Un anno dopo, il bilancio è tutt’altro che positivo.
Secondo un’analisi del think tank European Policy Innovation Council, solo l’11.2% delle proposte è stato effettivamente implementato. Inoltre, un altro 23% resta completamente ignorato.
I punti di forza e le criticità
Nonostante la lentezza generale, sono stati fatti alcuni passi avanti. Si è registrato progresso in settori dove la resistenza politica è stata minore, come i prestiti congiunti per la difesa e la riduzione della burocrazia.
Tuttavia, è proprio nei settori chiave per la crescita futura che si registrano i ritardi più significativi:
Energia e digitale: L’Europa non è riuscita a creare un vero mercato unico dell’energia, fondamentale per la transizione verde. Le iniziative di semplificazione e deregolamentazione annunciate non si sono ancora tradotte in azioni concrete. Sul fronte digitale, la burocrazia e la mancanza di coordinamento frenano l’innovazione.
Innovazione e competitività: Il rapporto di Draghi sottolineava l’urgente necessità di investire in innovazione e alta tecnologia.
Tuttavia, l’iper-regolamentazione e la frammentazione del mercato continuano a ostacolare le imprese. Basti pensare che negli ultimi 25 anni la rappresentanza europea tra le 50 aziende di maggior valore al mondo è scesa da 22 a sole 4.
Il dibattito a Bruxelles si concentra sulle ragioni di questa lentezza. Alcuni analisti sostengono che la Commissione europea sia stata distratta da altre priorità geopolitiche, come il mantenimento dei rapporti con l’amministrazione Trump e la gestione della relazione con la Cina. Altri puntano il dito contro i leader nazionali, ritenuti restii a mettere da parte i propri interessi. Essi sottolineano la necessità di abbracciare un approccio più coordinato.
La conferenza rappresenta un momento cruciale per capire se i Paesi membri e le istituzioni europee sono pronti. È essenziale cogliere l’avvertimento di Draghi. Egli ha ripetutamente sottolineato come la procrastinazione non porti a maggiore consenso, ma solo a una crescita più debole.
L’Europa si trova a un bivio. Deve agire con decisione sulle riforme proposte o rischiare di compromettere il proprio benessere e la propria autonomia strategica.