Riforma della Giustizia e tensione su Gaza: una giornata di scontro in aula



Una seduta parlamentare che doveva celebrare un importante passo avanti per la maggioranza si è trasformata in un acceso scontro politico, mescolando il dibattito sulla giustizia con la drammatica situazione internazionale.

Nel primo pomeriggio, la Camera dei Deputati ha dato il suo terzo via libera alla riforma costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, un provvedimento fortemente voluto dal governo. Il voto, che ha visto 243 voti a favore e 109 contrari, non ha raggiunto la maggioranza qualificata dei due terzi, rendendo probabile un referendum confermativo.

Soddisfazione tra le fila della maggioranza, con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha parlato di un “passaggio storico”, e il Ministro della Giustizia Carlo Nordio che si è mostrato pronto a sostenere il referendum.
La tensione è esplosa subito dopo il voto. Mentre i membri del governo e i deputati della maggioranza festeggiavano con applausi, le opposizioni hanno protestato vivacemente.

La capogruppo del Partito Democratico, Chiara Braga, ha criticato aspramente l’esultanza, richiamando l’attenzione sulla catastrofe umanitaria a Gaza e accusando il governo di non aver risposto alle richieste di un’informativa urgente in Aula.

Le proteste hanno presto degenerato in una bagarre verbale e fisica. Diversi deputati si sono avvicinati ai banchi del governo, con grida e spintoni che hanno costretto il Presidente di turno, Sergio Costa, a sospendere la seduta per alcuni minuti per ristabilire l’ordine.
Il dibattito su Gaza, in particolare, ha acceso gli animi.

Le opposizioni chiedono che il governo prenda una posizione più decisa, mentre esponenti della maggioranza ribadiscono il diritto di Israele a difendersi. In questo contesto, risuonano le recenti dichiarazioni del leader della Lega, Matteo Salvini, che aveva affermato come Israele “si garantisce un futuro”.

Tali affermazioni, che risalgono a luglio, sono state oggetto di critica da parte di chi le interpreta come un sostegno incondizionato alle azioni militari israeliane, mentre i sostenitori di Salvini le inquadrano nel contesto del diritto di Israele a esistere e difendersi.

La giornata si è conclusa con l’approvazione della riforma e con la conferma di una forte polarizzazione politica che non si limita alle questioni interne, ma tocca anche i più delicati scenari internazionali.