Crisi Gaza, Hamas prende tempo: “Serve più tempo per studiare il Piano di Trump”




La risposta ufficiale di Hamas al “Piano di Pace” per Gaza presentato dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump si fa attendere. Questo avviene dopo che l’ultimatum di “tre o quattro giorni” imposto da Washington è spirato. Fonti interne al gruppo palestinese hanno comunicato ai mediatori l’esigenza di “più tempo per studiare il piano”. Devono concludere le consultazioni in corso.

Martedì scorso, l’inquilino della Casa Bianca, incalzando Hamas, aveva chiarito alcune cose. Il gruppo aveva pochi giorni per accettare la proposta in 20 punti. In caso contrario, potrebbe “sperimentare l’inferno”, secondo le sue parole. Il piano mira a porre fine alla guerra nella Striscia. Prevede in sostanza la smilitarizzazione di Gaza. Include l’esilio o l’amnistia per i miliziani che si impegnano per una “coesistenza pacifica”, escludendo di fatto Hamas dalla futura gestione del territorio.

Divisioni Interne e Richieste di Garanzie
Secondo diverse fonti vicine ai negoziati, la leadership di Hamas appare divisa. Mentre una fazione, in particolare l’ala politica, sembra orientata a prendere in considerazione l’accordo. Questa è spinta dalla volontà di porre fine al conflitto e di ottenere un cessate il fuoco definitivo. L’ala militare manifesterebbe forti riserve.

La preoccupazione principale riguarda il disarmo. C’è il timore che il piano sia stato concepito per smantellare definitivamente il gruppo, indipendentemente dalla sua accettazione.

Nelle comunicazioni con i paesi mediatori (Qatar, Egitto e Turchia), Hamas avrebbe spinto sulla necessità di ottenere “garanzie internazionali” chiare e vincolanti. In particolare, riguardano il calendario del ritiro delle forze israeliane (IDF) dalla Striscia di Gaza e alla sicurezza dei suoi leader. Il gruppo armato avrebbe anche fatto presente le difficoltà logistiche nel rilascio degli ostaggi entro le 72 ore previste dal piano.

Il Pressing di Mediatori e Alleati
Nel frattempo, il pressing diplomatico da parte di Qatar, Egitto e Turchia su Hamas si intensifica. Vogliono che fornisca una risposta positiva. La Russia ha espresso un “sostegno e benvenuto” al piano. L’Unione Europea ha esortato le parti a cogliere l’opportunità.

Nonostante l’assenso preliminare di Israele, con il Premier Netanyahu che ha dichiarato il piano in linea con gli “obiettivi di guerra”, resta ancora molto da fare. L’appoggio di diversi paesi arabi c’è, ma l’attuazione dell’accordo rimane sospesa al responso di Hamas.

L’incertezza permane. L’eventuale accettazione, seppur con riserve e richieste di emendamenti, o un rifiuto netto potrebbe innescare una nuova escalation. Come avvertito da Trump. Il nodo cruciale dei “pochi giorni” richiesti da Hamas si traduce in un momento di alta tensione diplomatica. Il destino del cessate il fuoco e della popolazione civile di Gaza pende da un filo.