La voce della Pace: Noa e la necessità di un cambiamento in Israele




Noa, pseudonimo di Achinoam Nini, da tempo non è solo la cantante israeliana più celebre a livello internazionale, ma anche un volto iconico del movimento pacifista del suo Paese.

In un momento di delicato cessate il fuoco e di rilascio degli ostaggi da parte di Hamas, l’artista Noa ha scelto di seguire gli eventi dall’intimità della sua casa, sottolineando la complessità emotiva e politica della situazione.



La sua voce, da sempre critica nei confronti della leadership di destra, si fa ancora più forte e netta in un’intervista all’inviata di Repubblica, Francesca Caferri.

Noa non usa mezzi termini nell’individuare la causa principale della “catastrofica distruzione” che ha travolto il suo popolo: Benjamin Netanyahu.

“Il futuro diverso di Israele dovrebbe partire dall’assunzione di responsabilità di chi ha portato questa catastrofica distruzione sul nostro popolo: Benjamin Netanyahu. Non mi stancherò mai di ripeterlo, è un criminale e deve andare in carcere. Ho paura che la gente possa perdonarlo.”

Per la cantante, la ripartenza di Israele non può prescindere da una netta rottura con il passato politico recente, simboleggiato dall’attuale Primo Ministro.
Celebrazione e Appello alla Coesistenza
Nonostante le sue riserve politiche, Noa esprime sollievo per la tregua e il ritorno dei connazionali, pur vedendolo come un passo iniziale verso un obiettivo più grande.

“Ma ora Celebriamo il ritorno degli ostaggi e lo stop della guerra a Gaza, che è un piccolo passo ma necessario, perché i palestinesi possano riprendersi le loro vite.”

Il suo appello finale è un’esortazione alla responsabilità collettiva e al coraggio di affrontare l’unica via possibile per il futuro della regione: la coesistenza.

“A noi ora tocca dire ‘basta’ e cambiare strada. Ci vorrà tempo. Ma lo dobbiamo fare per forza: ci sono due popoli su questa terra che va dal fiume al mare. La coesistenza è l’unica possibilità. Accettiamolo e poi capiamo come realizzarla.”

Le parole di Noa, permeate di dolore ma anche di una ferrea determinazione, riaccendono il dibattito interno in Israele sulla necessità di una profonda riflessione e di un cambiamento radicale nella politica estera e interna, ponendo l’accettazione della realtà dei “due popoli” come la base indispensabile per la costruzione di una pace duratura.