Le elezioni di metà mandato decidono il destino politico di Javier Milei. Tra l’appoggio di Donald Trump, le riforme economiche e la rabbia del Paese reale.
Buenos Aires. L’Argentina torna oggi alle urne per rinnovare metà della Camera dei deputati e un terzo del Senato, in un voto cruciale che mette Argentina al voto per decidere il futuro politico del presidente Javier Milei.
A meno di due anni dal suo insediamento, il leader “anarco-capitalista” affronta il test più duro del mandato, mentre cresce la tensione sociale e si riduce il consenso popolare.
L’appoggio più forte arriva da Donald Trump, che dopo un pranzo ufficiale alla Casa Bianca ha definito Milei “il leader più coraggioso del mondo”. Il tycoon ha persino legato il pacchetto di aiuti statunitensi da 20 miliardi di dollari al risultato elettorale:
“Se non vince, siamo fuori”, ha dichiarato Trump, suscitando polemiche e accuse di ingerenza politica da parte dell’opposizione peronista.
💸 Riforme economiche tra tagli e disuguaglianze
Da quando ha preso il potere nel 2023, Milei ha tagliato drasticamente la spesa pubblica, liberalizzato alcuni settori strategici e abolito sussidi storici.
Il suo obiettivo dichiarato è “azzerare lo Stato parassita” e attrarre investimenti privati, ma la transizione ha generato forti squilibri:
- L’inflazione è scesa dal 160% al 30%,
- La povertà si è ridotta di circa dieci punti,
- Ma la disoccupazione e il caro-vita restano elevati, colpendo la classe media urbana.
Il politologo Gustavo Córdoba spiega che “il voto punirà Milei per le difficoltà quotidiane: il 60% degli argentini non riesce ad arrivare a fine mese”.
🇺🇸 Trump, alleato e sponsor politico
Per Trump, Milei rappresenta un simbolo del nuovo libertarismo globale, un leader disposto a sfidare i vecchi sistemi statalisti latinoamericani.
Il presidente americano ha rafforzato i rapporti economici con Buenos Aires, promettendo un nuovo pacchetto di investimenti da 20 miliardi di dollari e una cooperazione strategica sul fronte energetico e tecnologico.
Tuttavia, analisti di Washington avvertono che una sconfitta di Milei potrebbe innescare una nuova crisi finanziaria, provocando la fuga dei capitali e il crollo del peso argentino. Argentina al voto, insomma, tiene in tensione anche gli osservatori internazionali.
📊 Elezioni decisive per il Parlamento
La coalizione presidenziale, La Libertad Avanza, punta a ottenere almeno un terzo dei seggi, per evitare che la maggioranza peronista blocchi le riforme.
Ma i sondaggi restano incerti, e anche nelle province storicamente favorevoli — come Córdoba e Mendoza — si avverte un calo di entusiasmo.
Nelle ultime settimane Milei ha moltiplicato i comizi, spesso a bordo del suo pickup con un megafono, esortando gli elettori a considerare attentamente l’importanza di quando l’Argentina va al voto.
“Questo è un punto di svolta nella storia argentina. O cambiamo ora o torniamo nel baratro.”
🧩 Un Paese diviso tra fede e frustrazione
Per i sostenitori, Milei è l’uomo che ha “ridato dignità” all’Argentina e sfidato i poteri forti internazionali.
Per molti altri, invece, il suo modello ultraliberista ha prodotto instabilità, tagli e disoccupazione.
Il voto di oggi è dunque un referendum sulla sua visione radicale: libertà economica contro protezione sociale, mercato contro Stato.
L’esito definirà se Milei potrà continuare a governare con la forza dei mercati e l’appoggio di Trump, o se il vento politico in Argentina al voto è già cambiato.
Italiani News 26.10.2025




