Un emendamento alla legge di Bilancio, presentato dalla senatrice Michaela Biancofiore, ha scatenato una dura reazione nel mondo della sanità italiana. Con l’Ordine dei Medici in prima linea, si chiede il ritiro immediato del testo.
La proposta di manovra mira a reintrodurre la responsabilità civile diretta dei medici per i danni causati ai pazienti. Questa mossa, secondo i sindacati e gli ordini professionali, rappresenterebbe un vero e proprio “colpo di spugna” sulla legislazione degli ultimi dieci anni in materia di malpractice medica.
L’emendamento in questione interviene sul delicato equilibrio normativo stabilito dalla Legge Gelli-Bianco del 2017. Questa legge aveva in larga misura limitato la responsabilità civile dei singoli operatori sanitari a casi di colpa grave. La responsabilità principale e contrattuale per danni era stata spostata sulle strutture sanitarie.
La proposta della senatrice Biancofiore, invece, riporterebbe la responsabilità civile direttamente in capo al personale sanitario anche per colpa non grave. Ciò ripristinerebbe, di fatto, un modello precedente e molto più oneroso per i professionisti.
Secondo la senatrice Biancofiore, l’intenzione non è quella di attaccare la categoria. Invece, si vuole difendere le strutture sanitarie e i pazienti vittime di errori “clamorosi” causati da una minoranza di professionisti “sprovveduti”. Ella precisa che l’emendamento farebbe riferimento alla sola responsabilità per colpa grave e accertata in casi limite. Tuttavia, l’interpretazione dei sindacati e degli esperti legali è che l’attuale formulazione minerebbe l’impianto protettivo della Gelli-Bianco.
La risposta del mondo medico è stata immediata e ferma. La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), insieme ai principali sindacati di categoria come Anaao Assomed e Cimo-Fesmed, ha espresso netta contrarietà all’emendamento.
I Punti Critici Sollevati:
I medici sostengono che l’emendamento demolisca l’architettura normativa faticosamente costruita nel 2017. La finalità era quella di scaricare il peso della prima linea risarcitoria dalla figura del medico all’istituzione.
Il timore più grande è il ritorno a un’epoca di medicina difensiva. I medici, per paura di contenziosi e ricadute economiche personali, potrebbero essere indotti a prescrivere esami inutili, procedure più invasive, o evitare interventi ad alto rischio, rallentando le cure e gravando sulla spesa sanitaria.
Già oggi, il personale sanitario è sottoposto a crescenti carichi di lavoro e responsabilità. Ripristinare la responsabilità diretta, anche se limitata, equivarrebbe a scaricare sui singoli professionisti un peso insostenibile. C’è il rischio di un esodo dalla sanità pubblica.
Alcune voci politiche critiche sottolineano come l’emendamento contraddica le promesse del Governo di voler lavorare a uno scudo penale, e non civile, per i medici. Si punta invece, di fatto, ad aumentare la loro esposizione legale.
I sindacati definiscono l’emendamento un “atto ostile e irresponsabile” e hanno già annunciato che contrasteranno la proposta in ogni modo nelle sedi parlamentari.
La Legge Gelli-Bianco (L. 24/2017) è stata un punto di svolta per la responsabilità professionale sanitaria in Italia. L’obiettivo principale era triplice: tutelare il paziente, tutelare il professionista sanitario e razionalizzare il sistema del contenzioso.
La struttura sanitaria risponde per danno in via contrattuale (art. 1218 c.c.). Questo con un onere della prova meno gravoso per il paziente e un termine di prescrizione di dieci anni.
Il singolo medico dipendente risponde in via extracontrattuale (art. 2043 c.c.), limitatamente alla colpa grave. Ciò garantisce un maggiore filtro e tutela il professionista dalle vertenze meno fondate o per colpa lieve.
La struttura, una volta risarcito il paziente, può agire in regresso contro il medico solo in caso di dolo o colpa grave accertata.
La proposta Biancofiore, secondo i detrattori, annullerebbe proprio questo filtro. Riporterebbe il modello di responsabilità a un impianto considerato ormai superato e dannoso per il corretto funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale.
La discussione è destinata a infiammarsi nei prossimi giorni. L’emendamento è in attesa di essere discusso in Commissione Bilancio al Senato. Questo è al centro di un acceso dibattito tra la necessità di tutelare i cittadini vittime di malpractice e il rischio di paralizzare l’attività dei professionisti sanitari.