“Turisti della Guerra”: Il profilo shock di chi pagava 300mila euro per uccidere civili a Sarajevo

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Un quadro agghiacciante emerge dall’inchiesta sui cosiddetti “turisti della guerra”, cittadini italiani che, secondo le accuse, avrebbero pagato cifre esorbitanti per recarsi in Bosnia e sparare contro civili inermi durante l’assedio di Sarajevo. L’assedio di Sarajevo è stato un periodo tragico della storia recente.

La criminologa, alla quale si è rivolto il giornalista Gavazzeni oltre un anno e mezzo fa, ha allegato all’esposto una consulenza che traccia il profilo dettagliato di questi soggetti, svelando un’incredibile connivenza tra alto status sociale e una perversa “passione per la caccia” umana. Sarajevo era vista come un teatro di atrocità per questi “turisti della guerra”.

Secondo la consulenza della criminologa, gli individui identificati avevano all’epoca dei fatti (anni ’90) un’età compresa tra i 30 e i 40 anni. Questo colloca l’attuale età di questi soggetti tra i 60 e gli 80 anni.

Il dato più inquietante riguarda l’estrazione sociale e la disponibilità economica. La criminologa ha infatti affermato che si trattava di persone con una “elevatissima disponibilità economica”. La motivazione? Per potersi concedere il “lusso” di uccidere civili a Sarajevo, questi “turisti della guerra” arrivavano a sborsare cifre che oggi ammonterebbero a circa 300mila euro per un solo weekend.

Professionisti Rispettabili con la “Passione della Caccia”.
Questa capacità di spesa li colloca in un contesto ben preciso. Secondo l’analisi, erano persone che si trovavano “tra i piani alti della società” e che condividevano una specifica deviazione: la “passione della caccia”.

Il profilo professionale tracciato è sconvolgente, includendo figure che godono normalmente del massimo riconoscimento sociale:
* Medici
* Magistrati
* Avvocati
* Notai
* Imprenditori

La loro vita era una drammatica scissione: “dal lunedì al venerdì svolgevano normalmente la loro attività e godevano del riconoscimento della società, poi il venerdì sera partivano e andavano a sparare a persone inermi nelle zone circostanti Sarajevo”.

La consulenza aggiunge un elemento cruciale al fascicolo di Gavazzeni, gettando luce non solo sui fatti, ma anche sulla natura psicologica e sociale dei presunti responsabili di queste atrocità. Sarajevo rimane un simbolo di memoria per queste orribili azioni.

Le indagini mirano ora a identificare con precisione questi individui che hanno condotto una doppia vita, celando atti di inaudita violenza dietro la facciata di una rispettabilità impeccabile.