“Non possiamo ignorare”: Papa Leone XIV prega al porto di Beirut e condanna la società che corre dimentica di fragilità e povertà
Un messaggio potente, carico di dolore e di speranza, è risuonato ieri dal porto di Beirut. Luogo simbolo della catastrofe che il 4 agosto 2020 strappò oltre duecento vite. Lasciò la capitale libanese in ginocchio. Sua Santità Leone XIV ha scelto l’area devastata dell’esplosione di nitrato d’ammonio per una toccante preghiera in suffragio delle vittime. Il monito era rivolto al mondo intero: ha condannato “una società che corre ignorando fragilità e povertà”.
Un grido per la Verità e la Giustizia
Il Pontefice, visibilmente commosso, ha incontrato in forma privata i familiari delle vittime. Molti di loro attendono ancora che venga fatta piena luce e giustizia sull’accaduto. “Ho pregato tanto per voi e per i vostri cari, e ancora prego, unendo le mie lacrime alle vostre,” ha detto il Papa in un momento di profonda vicinanza. “Con voi chiedo verità e giustizia, che non sono arrivate.”
L’esplosione di quattro anni fa non è stata solo una tragedia di proporzioni incalcolabili. Si è rivelata anche una ferita aperta su una nazione già piegata da crisi economiche e politiche. L’appello di Leone XIV si è trasformato in un’invocazione di pace per il Libano, definito da tempo come “un messaggio, e questo messaggio è un progetto di pace”.
Rivolgendosi ai presenti e in un ideale collegamento con i “potenti del mondo”, il Santo Padre ha usato parole severe. Ha criticato l’indifferenza sociale ed economica che spesso alimenta le tragedie. Il suo discorso al porto si è focalizzato sulla necessità di non abituarsi alla sofferenza. Ha enfatizzato l’importanza di mettere i più deboli al centro dell’attenzione.
Ripercorrendo i temi già trattati nella sua Esortazione Apostolica Dilexi te (Ti ho amato), Papa Leone XIV ha rinnovato la denuncia contro quella che ha definito “la dittatura di un’economia che uccide” i poveri. Ha insistito sul fatto che la povertà non può essere considerata solo un problema sociale. È una “questione familiare” per ogni cristiano e per chiunque ricopra ruoli di responsabilità.
“Non possiamo abituarci alla guerra, alla distruzione. E soprattutto non possiamo abituarci a camminare ignorando chi è fragile, chi è povero, chi è rimasto indietro,” ha affermato il Papa, sottolineando che “la verità e la giustizia devono prevalere su tutto.”
Nonostante il dolore e le prove, il messaggio del Papa al popolo libanese è stato di incoraggiamento e speranza. Ha richiamato la dignità del Cedro, simbolo del Paese.
“Siete un popolo che non soccombe, ma che, di fronte alle prove, sa sempre rinascere con coraggio,” ha concluso Leone XIV, assicurando la continua solidarietà della Chiesa. L’auspicio è che la memoria di chi è caduto al porto diventi un monito. Un invito per la ricostruzione del Libano su basi di verità, giustizia e rinnovato impegno per la coesistenza pacifica.