Il conflitto in Ucraina si avvia verso una nuova, gelida fase di stallo diplomatico mentre i combattimenti sul campo non accennano a placarsi.
Nelle ultime ore, il Cremlino ha gelato le speranze di una possibile distensione in vista delle festività. Ha ribadito una linea di massima fermezza sia sulle concessioni territoriali che sul coinvolgimento occidentale.
Il “No” alla tregua e il nodo del Donbass
Nonostante i timidi appelli internazionali per un cessate il fuoco natalizio, la risposta di Mosca è stata netta. Non ci sarà alcuna tregua. Vladimir Putin ha ribadito che gli obiettivi dell’operazione militare speciale rimangono invariati.
Al centro della contesa resta il Donbass. Il Cremlino non è disposto ad arretrare dalle posizioni conquistate. Considera l’annessione delle regioni dell’Ucraina orientale come un punto non negoziabile di qualsiasi futuro assetto di pace.
Per Mosca, una tregua in questo momento verrebbe interpretata solo come un’opportunità per Kiev di riarmarsi. Questo è un rischio che la presidenza russa non intende correre. Infatti, Mosca mantiene l’iniziativa su diversi settori del fronte.
Parallelamente alla chiusura sul fronte umanitario, la Russia ha alzato il tiro contro l’Alleanza Atlantica. I portavoce del governo russo hanno lanciato un avvertimento durissimo: nessuna truppa NATO dovrà calpestare il suolo ucraino.
Il monito riguarda non solo un intervento diretto dell’Alleanza come blocco unitario, ma anche la cosiddetta “Coalizione dei Volenterosi”. Questi sono gruppi di paesi membri che potrebbero decidere autonomamente di inviare contingenti per compiti di peacekeeping o addestramento.
Per il Cremlino, la presenza di soldati stranieri — sotto qualsiasi bandiera o sigla — rappresenterebbe una linea rossa definitiva. Questo potrebbe trasformare il conflitto in uno scontro diretto tra potenze nucleari.
Il “Giallo” della telefonata con Trump
Sul piano diplomatico internazionale, si registra un momento di forte tensione comunicativa con Mar-a-Lago. Mosca ha ufficialmente smentito l’esistenza di una recente telefonata tra Vladimir Putin e il presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump.
Mentre fonti vicine all’entourage di Trump avevano lasciato trapelare l’inizio di un dialogo per “congelare” il conflitto, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha definito tali notizie come “pura invenzione”. Questa smentita evidenzia due aspetti critici:
La strada per una mediazione americana guidata dalla nuova amministrazione Trump si preannuncia in salita.
Putin sembra voler evitare che si crei l’aspettativa di una risoluzione rapida o di concessioni facili basate esclusivamente sui rapporti personali con i leader occidentali.
L’inverno ucraino si prospetta più duro che mai. Con il rifiuto della tregua e il veto assoluto alla presenza NATO, la Russia segnala di voler giocare una partita di logoramento a lungo termine. La smentita dei contatti con Trump serve inoltre a ricordare al mondo che, per ora, la parola spetta ancora unicamente alle armi.
La posizione russa sembra mirata a testare la coesione europea. Inoltre, vuole testare la reale volontà di Washington di impegnarsi in una trattativa che, alle condizioni attuali di Mosca, somiglierebbe molto a una resa ucraina.














