Raffica di rincari nel 2026

Il 2026 si apre con il consueto appuntamento che i consumatori italiani avrebbero preferito evitare: una raffica di rincari che tocca mobilità, energia e consumi quotidiani.

Nonostante un’inflazione generale che mostra segni di rallentamento rispetto agli anni passati, le decisioni normative e gli adeguamenti tariffari presentano un conto salato già dal primo giorno dell’anno.

Ecco una panoramica dei principali aumenti che caratterizzano questo inizio d’anno.

La novità più rilevante riguarda il riallineamento delle accise sui carburanti, introdotto con la Legge di Bilancio.

Si registra un aumento di 4,05 centesimi al litro (che con l’IVA sale a circa 5 centesimi). Per un pieno di 50 litri, la spesa extra è di circa 2,50 euro.

Di contro, è prevista una riduzione speculare (4,05 centesimi), ma le associazioni dei consumatori temono che il calo alla pompa sarà meno percepibile rispetto al rincaro del gasolio.

Dopo i tentativi di congelamento degli scorsi anni, i pedaggi tornano a salire. La media nazionale è del +1,5%, un adeguamento all’inflazione “sbloccato” dalle sentenze della giustizia amministrativa. Il rincaro più alto si tocca sulla Salerno-Pompei-Napoli (+1,925%).

Non sono solo i caselli e i carburanti a pesare sugli automobilisti. Dal 1° gennaio scattano aumenti sulle polizze accessorie della RC Auto (come l’assistenza stradale e l’infortunio conducente). L’aliquota fiscale su queste garanzie passa dal 2,5% al 12,5%. Questo si traduce in un aumento netto del premio per chi rinnova il contratto.

Il “caro-abitudini” non risparmia tabacchi e tecnologia:
I rincari per pacchetto variano tra i 10 e i 15 centesimi a seconda delle marche. Sono accompagnati da un aumento dell’imposta di consumo anche sui liquidi per le e-cig (con e senza nicotina).

Per chi acquista su piattaforme extra-UE, entra in vigore un nuovo aggravio sui dazi per le micro-spedizioni. È una misura volta a equiparare il trattamento fiscale dei giganti dell’e-commerce stranieri.

Sul fronte energetico lo scenario è contrastante. Se da un lato l’Arera ha annunciato una leggera flessione del 2,7% per l’elettricità nel regime di maggior tutela, dall’altro terminano molti dei contributi straordinari. Questi contributi avevano mitigato i costi negli anni precedenti. Il risultato è un ritorno a tariffe “ordinarie” che, per molte famiglie, risulteranno comunque più pesanti in termini assoluti.

Secondo le prime stime di associazioni come Assoutenti e Codacons, questa “stangata di Capodanno” potrebbe costare complessivamente alle famiglie italiane circa 900 milioni di euro su base annua. Una cifra che mette a dura prova i bilanci domestici proprio nel momento in cui la fiducia dei consumatori cercava segnali di ripresa.