La tensione internazionale ha raggiunto livelli critici nelle ultime 24 ore.
Mentre l’Iran è scosso da una delle più violente ondate di proteste della sua storia recente, il regime di Teheran alza il tiro contro l’Occidente. Infatti, individua negli Stati Uniti e in Israele i responsabili morali e materiali dell’instabilità interna.
Parallelamente, Mosca interviene nel dibattito diplomatico. Punta il dito contro l’Unione Europea.
Il governo iraniano ha rilasciato dichiarazioni durissime attraverso la propria missione all’ONU e il Ministero della Difesa. Teheran accusa direttamente Washington e Gerusalemme di orchestrate le rivolte. Secondo fonti del Ministero della Sanità locale, queste rivolte avrebbero già causato circa 3.000 morti. Tuttavia, organizzazioni indipendenti come Iran International parlano di cifre superiori ai 12.000.
Il generale di brigata Aziz Nafizardeh, Ministro della Difesa, è stato categorico:
“Se l’Iran verrà attaccato, tutte le basi militari statunitensi e quelle dei paesi della regione che assisteranno gli Stati Uniti saranno considerate obiettivi legittimi. La nostra risposta sarà dolorosa.”
Questa dichiarazione arriva in un momento in cui il Presidente statunitense Donald Trump ha manifestato apertamente il suo sostegno ai manifestanti. Ha dichiarato che “l’aiuto è in arrivo” e ha lasciato intendere che l’opzione militare non è esclusa qualora il massacro di civili dovesse continuare.
Sul fronte interno, la risposta del regime non si limita alla forza nelle piazze. Il capo della magistratura iraniana ha promesso “processi rapidi e punizioni severe” per le migliaia di persone arrestate durante i tumulti.
L’obiettivo è chiaro: stroncare il dissenso attraverso la deterrenza giudiziaria. Si teme in particolare per la vita di molti giovani attivisti; fonti internazionali segnalano esecuzioni imminenti per condannati con l’accusa di “inimicizia contro Dio” (Moharebeh).
La comunità internazionale è in stato di allerta, con l’ONU che si definisce “inorridita” dalla rapidità con cui vengono emesse e attuate le sentenze capitali.
Nel frattempo, il Cremlino ha preso una posizione netta a difesa dell’alleato iraniano. Il Segretario del Consiglio di Sicurezza russo, Serghei Shoigu, ha denunciato quelli che definisce “tentativi di ingerenza esterna”.
Mosca ha accusato l’Unione Europea di sostenere apertamente la “ribellione”, trasformando legittime istanze sociali in uno strumento per destabilizzare l’intero Stato iraniano.
Secondo la diplomazia russa, il supporto dell’UE ai manifestanti e le minacce di nuove sanzioni da parte di Ursula von der Leyen non farebbero altro che alimentare una spirale. Questa spirale potrebbe avere “conseguenze disastrose” per la sicurezza globale.


