Il Ciclone Donald travolge Davos: diplomazia al bivio tra Groenlandia e crisi economica.
L’edizione 2026 del World Economic Forum di Davos non verrà ricordata per i soliti dibattiti sulla sostenibilità. Tuttavia, si ricorderà per l’impatto dirompente del ritorno di Donald Trump sulla scena internazionale.
Il Presidente degli Stati Uniti ha trasformato i corridoi innevati del canton Grigioni in un quartier generale della “realpolitik” più pura. Inoltre, ha alternato dichiarazioni pubbliche tonanti a una girandola di incontri riservati.
Mentre i leader mondiali cercano di ricucire i rapporti con Washington, l’agenda geopolitica si è spostata su tre fronti caldi: la sicurezza artica, il futuro dell’Ucraina e la stabilizzazione del Medio Oriente.
Uno dei temi più sorprendenti emersi durante il forum riguarda il rinnovato interesse dell’amministrazione Trump per la Groenlandia.
Non si tratta solo di una suggestione legata alle risorse minerarie o alle rotte artiche. Si tratta anche di una visione strategica che mira a consolidare il controllo americano sul fianco nord dell’Atlantico.
Delegazioni danesi e rappresentanti del governo autonomo groenlandese sono stati visti entrare e uscire dalle suite americane.
Definire nuovi accordi di cooperazione militare e commerciale, nel tentativo di limitare l’influenza russa e cinese nella regione.
Il tema ucraino ha dominato i vertici all’ombra dei riflettori. La posizione di Trump, orientata a una rapida risoluzione del conflitto, ha spinto gli alleati europei a una frenetica attività diplomatica. Ciò è avvenuto per evitare strappi eccessivi con Kiev.
Si discute di una riduzione del supporto militare diretto in favore di un ruolo di “garante” negoziale.
I leader europei cercano di compattarsi per garantire che qualsiasi accordo non mini la sicurezza del continente.
Nonostante l’attenzione sia rivolta al Nord, la crisi a Gaza resta una ferita aperta. A Davos, Trump ha ribadito la necessità di una stabilità guidata da accordi economici (sul modello degli Accordi di Abramo). Secondo Trump, ciò è preferibile agli aiuti umanitari a fondo perduto.
“La pace si costruisce con gli investimenti, non con la retorica,” è il messaggio che filtra dai collaboratori del Presidente.
Mentre le telecamere seguono i discorsi ufficiali nella Plenary Hall, la vera partita si gioca negli hotel di lusso e negli chalet privati.
La strategia della “ricucitura” è in atto: i tecnocrati di Davos stanno cercando punti di contatto con l’imprevedibilità della Casa Bianca. Nel tentativo di salvaguardare l’ordine multilaterale, stanno lavorando con una Casa Bianca che Trump ha spesso messo in discussione.



