Mentre il mondo guarda altrove, nel cuore dell’antica Persia si sta consumando una delle più brutali repressioni della storia moderna.
Da dicembre 2025 e per tutto il primo mese del 2026, l’Iran è tornato a essere un campo di battaglia dove la sete di libertà di una generazione si scontra con la violenza cieca di un regime teocratico al tramonto.
Le cifre che filtrano attraverso le maglie del blackout digitale imposto dal regime sono agghiaccianti. Fonti indipendenti e organizzazioni internazionali per i diritti umani parlano di un bilancio che oscilla tra i 5.000 e gli oltre 20.000 civili uccisi nelle piazze.
Il regime di Teheran ha risposto alle legittime richieste di migliori condizioni di vita e diritti civili non con il dialogo, ma con l’uso sistematico di armi da fuoco contro manifestanti inermi.
Il buio informativo, creato l’8 gennaio con la chiusura totale di Internet, è stato il paravento dietro cui sono stati compiuti massacri nelle periferie e nelle grandi città come Teheran, Mashhad e Shiraz.
Nonostante gli arresti di massa — che si stimano superare le 25.000 unità — e le minacce di esecuzioni sommarie, il coraggio degli iraniani non accenna a spegnersi. Non sono più “solo” proteste economiche: è una sfida esistenziale a un sistema che ha fatto della sottomissione femminile e del controllo ideologico i suoi pilastri.
Oggi, nelle carceri come quella di Evin, migliaia di giovani affrontano torture e processi farsa senza assistenza legale. Eppure, il sostegno che arriva dalle università (comprese quelle italiane, come la Sapienza che ha recentemente approvato mozioni di solidarietà) e dalle piazze di tutto il mondo dimostra che l’Iran non è solo.
Perché Non Possiamo Voltare lo Sguardo
Sostenere il popolo iraniano oggi non è solo un atto di solidarietà politica, ma un dovere morale. Ecco cosa sta accadendo ora:
Minori e studenti sono presi di mira dalle forze di sicurezza anche all’interno degli istituti.
Il sistema giudiziario iraniano sta accelerando i processi per “inimicizia contro Dio” (Moharebeh), una condanna che mira a terrorizzare i superstiti.
Mentre le istituzioni mondiali, come il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, convocano sessioni speciali, il popolo iraniano chiede azioni concrete, non solo dichiarazioni.
Come possiamo aiutare?
Non permettiamo che il silenzio cali di nuovo. Possiamo sostenere la causa iraniana in tre modi fondamentali:
Condividere le notizie che arrivano dagli attivisti, superando la censura del regime.
Chiedere ai nostri governi di condizionare ogni rapporto diplomatico con Teheran al rispetto dei diritti umani e al rilascio dei prigionieri politici.
Partecipare alle manifestazioni di piazza e ai flash-mob che tengono alta l’attenzione mediatica.
Il popolo iraniano ha dimostrato di non avere paura. La domanda che resta è: noi avremo il coraggio di stare al loro fianco fino alla fine?
“Noi siamo vivi perché l’amore non muore mai.” — Dalle voci del dissenso iraniano, Gennaio 2026.


