Codice della strada, intervenuta la Corte Costituzionale

La riforma del Codice della Strada voluta nel 2024 mirava a una tolleranza zero assoluta, specialmente in caso di incidente.

L’obiettivo era sanzionare la guida dopo l’assunzione di stupefacenti sulla base della semplice presenza di tracce di droga nel sangue, indipendentemente dallo stato psicofisico del conducente al momento del controllo.

Questa impostazione differiva radicalmente dalla normativa precedente, che richiedeva la prova dello “stato di alterazione”.

La Corte Costituzionale è intervenuta chiarendo che la punibilità non può essere automatica. Secondo i giudici, il diritto penale deve colpire condotte che rappresentino un pericolo reale.

I punti chiave della decisione:
La sola positività ai test non basta se la sostanza è stata assunta giorni prima e non influisce più sulle capacità di guida.

Per configurare il reato, deve sussistere un nesso causale tra l’assunzione e la compromissione delle funzioni cognitive o motorie.

Una norma che punisce chi non è effettivamente pericoloso rischierebbe di essere incostituzionale, violando i principi di ragionevolezza e proporzionalità della pena.

Le conseguenze per gli automobilisti
Questa interpretazione non significa “via libera” al consumo di stupefacenti, ma impone alle forze dell’ordine e ai tribunali un onere probatorio più rigoroso:

Non basterà più il solo tampone salivare o l’esame del sangue, ma sarà fondamentale il verbale descrittivo degli agenti (sintomi come pupille dilatate, linguaggio sconnesso, mancanza di equilibrio).

Gli automobilisti avranno più spazio per dimostrare che, nonostante la positività residua (magari dovuta a un uso avvenuto 48-72 ore prima), la loro condotta di guida era impeccabile.

Resta fermo il principio che guidare sotto l’effetto attivo di droghe rimane un reato grave, con sanzioni che vanno dalla sospensione della patente alla confisca del veicolo, fino a implicazioni penali pesanti in caso di incidenti.