La Camera americana sfida Trump: storico voto bipartisan per fermare i dazi al Canada



La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha votato mercoledì 11 febbraio 2026 una risoluzione per bloccare i dazi imposti dal Presidente Donald Trump sui beni importati dal Canada.



L’esito della votazione, 219 voti favorevoli contro 211 contrari, è stato reso possibile da una “fronda” di sei deputati repubblicani che hanno deciso di unire le forze con la quasi totalità del fronte democratico, sfidando apertamente le direttive della Casa Bianca e le minacce di ritorsioni politiche lanciate dal tycoon.

Nonostante le forti pressioni esercitate dallo Speaker Mike Johnson e dallo staff legislativo del Presidente, sei esponenti del Grand Old Party (GOP) hanno votato a favore della risoluzione presentata dal democratico Gregory Meeks.

I nomi dei dissidenti sono:
Thomas Massie (Kentucky)
Don Bacon (Nebraska)
Brian Fitzpatrick (Pennsylvania)
Kevin Kiley (California)
Dan Newhouse (Washington)
Jeff Hurd (Colorado)

Questi deputati hanno motivato la loro scelta citando i danni economici subiti dai settori agricolo e manifatturiero nei propri distretti.

“Ho guardato alla Costituzione e all’interesse del mio distretto. Non è facile, ma è la cosa giusta da fare”, ha dichiarato Jeff Hurd, sottolineando come i costi di fertilizzanti e acciaio siano schizzati alle stelle dopo l’introduzione delle tariffe.

La reazione di Donald Trump non si è fatta attendere.

Attraverso il suo social network, Truth Social, il Presidente ha lanciato un durissimo avvertimento ai membri del suo partito:
“Qualsiasi repubblicano che voti contro i DAZI subirà gravi conseguenze alle elezioni, comprese le primarie! I dazi ci hanno garantito sicurezza economica e nazionale, e nessun repubblicano dovrebbe essere responsabile della distruzione di questo privilegio.”

Trump ha poi rivendicato il successo delle sue politiche economiche, citando un Dow Jones a quota 50.000 e una riduzione del deficit commerciale, ribadendo che il Canada ha “approfittato degli Stati Uniti per troppi anni”.

Dall’insediamento della sua seconda amministrazione nel gennaio 2025, Trump ha fatto dei dazi lo strumento cardine della sua politica estera.

Al Canada è stata applicata una tariffa generalizzata del 25%, successivamente innalzata in alcuni settori fino al 35% (per i beni non coperti dall’accordo USMCA), giustificata con la dichiarazione di uno stato di “emergenza nazionale” legato alla sicurezza dei confini e ai flussi migratori.

Cosa succede ora?
Sebbene il voto della Camera abbia un forte valore simbolico e politico, dimostrando che il controllo di Trump sul Congresso non è assoluto , la strada per l’abolizione effettiva dei dazi resta in salita:


La risoluzione si sposta ora al Senato, dove già in passato si sono registrati voti contrari alle tariffe canadesi.

Se approvata anche al Senato, la misura arriverà sulla scrivania di Trump, che ha già chiarito l’intenzione di porre il veto.

Per superare un veto presidenziale, il Congresso avrebbe bisogno di una maggioranza dei due terzi in entrambe le camere, un traguardo che al momento appare fuori portata data la fedeltà della maggioranza dei repubblicani al Presidente.

Tuttavia, con le elezioni di midterm del novembre 2026 alle porte, questo voto segnala che l’inflazione e i costi per le imprese locali stanno diventando un terreno di scontro elettorale che nemmeno la disciplina di partito riesce a contenere del tutto.