Mentre l’opinione pubblica attende la piena desecretazione dei documenti legati al defunto Jeffrey Epstein, il focus si sposta prepotentemente verso i legami con l’amministrazione Clinton.
Sebbene i nomi dei coniugi Bill e Hillary Clinton siano apparsi più volte nei registri di volo del “Lolita Express”, le nuove indiscrezioni suggeriscono un coinvolgimento più profondo. Questo è molto più di quanto inizialmente ammesso.
In un editoriale che sta facendo discutere, il New York Times ha sollevato dubbi sulla gestione della trasparenza documentale. Secondo la testata, ci sarebbe stata una censura selettiva su alcuni file riguardanti l’attuale Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
Alcuni segmenti dei documenti rilasciati sembrerebbero essere stati “ripuliti” o omessi. Questo sarebbe stato fatto per evitare di alimentare ulteriori speculazioni durante l’attuale mandato presidenziale.
Fonti vicine alla Casa Bianca e al Dipartimento di Giustizia negano ogni tipo di favoritismo. Esse parlano di omissis necessari per la sicurezza nazionale e la privacy di terzi non coinvolti nei reati.
Sul fronte dei grandi filantropi, Bill Gates è tornato a parlare dei suoi passati incontri con Epstein, definendoli un “errore colossale”.
“Incontrare Epstein è stato un errore dettato dal desiderio di raccogliere fondi per la salute globale, ma non avrei mai dovuto dargli credibilità. Mi pento profondamente di quei contatti.”
Le scuse di Gates arrivano in un momento di forte pressione. Infatti, nuovi dettagli emergono sulla natura delle cene e dei meeting avvenuti tra il fondatore di Microsoft e il finanziere tra il 2011 e il 2014. In quel periodo Epstein era già un condannato per reati sessuali.
L’onda d’urto del caso Epstein ha colpito duramente anche il mondo accademico.
Larry Summers, ex Segretario del Tesoro e figura di spicco della politica economica democratica, ha annunciato ufficialmente la fine della sua collaborazione con l’Università di Harvard.
Sebbene Summers abbia invocato motivi personali, è impossibile non collegare la decisione alle critiche crescenti per i suoi legami storici con Epstein.
Epstein aveva donato milioni di dollari ad Harvard durante la presidenza Summers.
Il corpo docente e gli studenti avevano intensificato le proteste. Essi chiedevano una netta separazione tra l’istituzione e chiunque avesse mantenuto rapporti di complicità, anche solo intellettuale, con il finanziere.
Questa vicenda continua a dimostrare come la rete di Epstein non fosse solo un giro di sfruttamento. In realtà, era un complesso sistema di potere trasversale che ora, a distanza di anni dalla sua morte, sta presentando il conto ai suoi protagonisti.
