Doveva essere il weekend perfetto sotto il sole degli Emirati, una fuga invernale verso il lusso e la spensieratezza. Invece, per centinaia di turisti italiani, molti dei quali romani approfittati di un volo diretto dalla Capitale, il risveglio di sabato 28 febbraio 2026 si è trasformato in un incubo.
Le testimonianze che arrivano dai resort di Jumeirah descrivono scene surreali. «Eravamo sui lettini, c’era chi faceva il bagno e chi leggeva sotto l’ombrellone», racconta una coppia di Roma nord, tra i tanti rimasti bloccati negli Emirati.
«All’improvviso abbiamo sentito boati fortissimi. Non erano tuoni, il cielo era limpidissimo. Abbiamo alzato gli occhi e visto scie bianche e palle di fuoco: la contraerea che intercettava i missili proprio sopra le nostre teste».
La paura è corsa veloce sui social, dove video amatoriali hanno ripreso i turisti in fuga dalle spiagge mentre le sirene d’allarme, solitamente silenziose in questa oasi di pace, squarciavano l’aria.
L’attacco non è stato solo dimostrativo. I detriti di un missile intercettato – o secondo alcune fonti un drone d’attacco – sono precipitati sulla Palm Jumeirah, l’isola artificiale icona mondiale del turismo.
A farne le spese è stato il Fairmont The Palm, hotel simbolo del settore luxury: un incendio è divampato nei pressi dell’ingresso, causando il panico tra gli ospiti e il ferimento di quattro persone.
Poco distante, il cuore pulsante dell’economia emiratina, il Dubai International Airport (DXB), ha subito danni definiti “minori” dalle autorità, ma sufficienti a paralizzare il traffico aereo mondiale.
Migliaia di passeggeri, inclusi molti connazionali e persino il ministro della Difesa Guido Crosetto (a Dubai per motivi personali), si sono ritrovati “in trappola” a causa della chiusura immediata dello spazio aereo.
Perché l’Iran ha deciso di colpire gli Emirati Arabi Uniti, un Paese che ha sempre cercato di mantenere un delicato equilibrio tra Occidente e vicinato regionale.
L’attacco iraniano è la risposta diretta a un’operazione congiunta massiccia lanciata poche ore prima dagli Stati Uniti (sotto la presidenza Trump) e da Israele contro obiettivi sul suolo iraniano.
Teheran ha giustificato i lanci sostenendo di voler colpire le infrastrutture militari statunitensi dislocate nel Golfo (Bahrain, Kuwait e appunto Emirati). Colpire Dubai significa inviare un messaggio chiaro: nessun alleato degli USA è al sicuro.
Colpendo il turismo e gli aeroporti, l’Iran punta al “tallone d’Achille” degli Emirati.
L’instabilità dell’area mette a rischio gli investimenti stranieri e il flusso di milioni di visitatori, pilastro fondamentale dell’economia di Dubai.
Mentre la Farnesina monitora la situazione dei circa 58.000 italiani presenti nell’area, il clima resta teso.
Gli Emirati hanno rivendicato il diritto di reagire, mentre i turisti romani attendono, tra una colazione in hotel e uno sguardo preoccupato all’orizzonte, che il cielo torni a essere solo una distesa di azzurro.
La situazione è in costante evoluzione. Molti voli verso Roma Fiumicino sono stati cancellati o dirottati.
