Schlein attacca Meloni: “Silenzio assordante sul Medio Oriente”


La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, torna all’attacco del governo, puntando il dito contro quella che definisce una “pericolosa assenza” della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel dibattito diplomatico internazionale sulla crisi in Medio Oriente.



Secondo la leader del PD, l’Italia starebbe perdendo il suo ruolo storico di mediatore nel Mediterraneo a causa di una linea politica troppo timida o del tutto assente.

Durante i suoi ultimi interventi, Schlein ha sottolineato come, mentre il conflitto tra Israele e Hamas continua a mietere vittime civili e il rischio di un’escalation regionale si fa sempre più concreto, da Palazzo Chigi non arriverebbero segnali di iniziativa politica forte.

“Da Meloni non una parola chiara, non un’iniziativa diplomatica degna di questo nome. L’Italia non può restare a guardare mentre la regione brucia,” ha dichiarato Schlein.

I punti principali della critica dem si articolano su tre fronti:
La richiesta di una posizione più netta per fermare i bombardamenti e garantire l’accesso agli aiuti umanitari a Gaza.

L’accusa al governo di non spingere a sufficienza in sede europea per un riconoscimento effettivo e un percorso concreto verso lo Stato di Palestina.

La percezione che l’Italia stia seguendo le decisioni altrui anziché guidare una coalizione di paesi mediterranei per la pace.

Dall’altra parte, fonti vicine a Fratelli d’Italia e al Ministero degli Esteri ribadiscono che la diplomazia italiana è attiva “sotto traccia” e che la prudenza è necessaria in una fase così delicata.

Il governo rivendica l’invio di aiuti umanitari e il lavoro svolto per evitare l’allargamento del conflitto al Libano, accusando Schlein di usare la politica estera per fini di propaganda interna.

Il tema del Medio Oriente sta diventando un ulteriore terreno di scontro identitario tra maggioranza e opposizione.

Se Meloni mantiene una linea di stretto coordinamento con gli alleati atlantici (USA in primis), Schlein cerca di compattare le forze progressiste attorno a una posizione più critica verso le scelte del governo israeliano e più orientata al multilateralismo.