La dottrina Macron: condanna dell’Iran ma giusta critica agli alleati

Il fulcro del discorso di Macron risiede in una distinzione netta tra la causa del conflitto e la modalità di risposta adottata dagli alleati storici.



Per l’Eliseo, non ci sono dubbi: l’Iran è il “principale responsabile” dell’attuale instabilità. Macron riconosce che le azioni di Teheran e dei suoi alleati regionali hanno innescato una spirale di violenza che minaccia la pace globale. Tuttavia, questa consapevolezza non si traduce in un assegno in bianco per gli interventi militari.

Nonostante la storica alleanza, Macron ha dichiarato apertamente che gli Stati Uniti e Israele hanno agito “al di fuori del diritto internazionale”.

Parigi critica i raid condotti senza un mandato internazionale chiaro o una concertazione con gli alleati europei.

Il messaggio è chiaro: anche se l’obiettivo è un regime ostile, i metodi non possono prescindere dalle norme globali. “Nessun boia verrà rimpianto”, ha ammesso Macron riferendosi alla leadership iraniana, ma la Francia rifiuta di partecipare a operazioni non regolate.

Macron ha lanciato un monito severissimo contro un’eventuale operazione di terra israeliana in Libano, definendola:
“Una rischiosa escalation e un errore strategico.”

La Francia riafferma il suo sostegno storico alle autorità libanesi e alla sovranità del Paese, invitando Israele a rispettarne l’integrità territoriale.

Mentre critica i raid offensivi, Macron non resta a guardare sul piano della sicurezza. La Francia sta spostando i propri pezzi sulla scacchiera per proteggere i propri interessi e quelli dei partner regionali.

Ha lasciato il Mar Baltico e sta facendo rotta verso il Mediterraneo. È il simbolo della proiezione di potenza francese e servirà a monitorare la situazione da vicino.

L’invio della fregata Languedoc e di sistemi antiaerei a Cipro serve a garantire una “bolla di protezione” per le basi francesi e per gli alleati con cui Parigi ha accordi di difesa (Qatar, Kuwait, Emirati Arabi, Giordania).

Macron ha confermato che le forze francesi hanno già abbattuto droni nelle prime ore del conflitto, ma ha precisato che si è trattato di azioni puramente difensive e non di attacchi preventivi.

Questa crisi sta spingendo Macron a accelerare i piani per una deterrenza nucleare europea.

Con il motto “per essere liberi, bisogna essere temuti”, il Presidente francese sta cercando di compattare i partner europei attorno a una difesa comune che sia autonoma, per quanto complementare alla NATO, specialmente di fronte a un’amministrazione americana (guidata da Donald Trump) che agisce in modo sempre più unilaterale.